Cinema News — 04 dicembre 2012

Lo spettro (1963) costituisce, insieme a I vampiri (1957) e L’orribile segreto del dottor Hichcock (1962), il terzo capitolo di un’ideale trilogia di Riccardo Freda, uno dei padri dell’horror gotico italiano insieme a Mario Bava e Antonio Margheriti. Rimasto per molti anni una rarità, Lo spettro gode finalmente di un’ottima edizione in dvd grazie alla distribuzione francese Artus Films. Lo spettro viene spesso considerato, a torto, un seguito del film precedente (avendo il protagonista lo stesso nome, dottor Hichcock): in realtà, gli unici elementi in comune sono l’ambientazione simile e l’atmosfera spettrale e morbosa. In un tetro castello scozzese, nel 1910, vive il dottor Hichcock, studioso di occultismo, insieme alla moglie (Barbara Steele), alla governante e al dottor Livingstone. Quest’ultimo sta cercando di curare l’anziano professore, affetto da paralisi, ma in realtà è l’amante della consorte, e i due decidono di uccidere il marito per impossessarsi dei suoi beni. Una volta compiuto il misfatto, lo spettro del professore inizia a perseguitarli.

La vicenda presenta tutti gli elementi dell’horror gotico (il castello, la seduta spiritica, la cripta, lo spettro che torna per vendicarsi), ma ciò che interessa maggiormente a Freda è mettere in scena l’angoscia e la mostruosità dell’animo umano: così aveva fatto in precedenza, e così farà nei suoi futuri thriller gotici, lo psichedelico A doppia faccia (1969) e il sanguinario Murder obsession (1980), spesso bistrattato ma assolutamente degno di una rivalutazione. Come si scoprirà alla fine, infatti, il dottor Hichcock ha inscenato la propria morte, insieme alla governante, per poi vendicarsi dei due amanti. Tutto il film scorre sul filo di un rasoio che separa la realtà dall’elemento fantastico: anche se la soluzione del mistero è razionale, compaiono alcuni elementi soprannaturali (la seduta spiritica, il bicchiere che esplode, il lampadario che dondola).

Freda, autore anche del soggetto e della sceneggiatura insieme a Oreste Biancoli, dirige una vicenda angosciante con la sicurezza e la professionalità di un vero maestro, realizzando lunghe inquadrature e piani sequenza, e avvalendosi della fotografia di Raffaele Masciocchi, che predilige i toni scuri e i colori caldi. Alcune scene veramente da brivido non si dimenticano: la governante in trance che parla con la voce del professore, la figura spettrale di Hichcock che appare alla moglie da dietro una tenda, il suo finto cadavere impiccato, le due sequenze nella cripta. Le musiche spettrali e vibranti di Franco Mannino contribuiscono poi in maniera determinante alla costruzione dell’atmosfera. Barbara Steele, regina del gotico italiano, è strepitosa come sempre, soprattutto nei primi piani allucinati. Efficaci e molto espressivi anche gli altri componenti del cast: Peter Baldwin (Livingstone), Elio Jotta (Hichcock), Harriet Medin-White (la governante) e Umberto Raho (il prete).

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