Cinema News — 04 aprile 2014

Titolo: E fu sera e fu mattina
Regia: Emanuele Caruso
Soggetto: Emanuele Caruso e Beppe Masengo
Sceneggiatura: Emanuele Caruso, Marco Domenicale e Cristina Cocco
Cast: Albino Marino, Lorenzo Pedrotti, Sara Francesca Spelta, Francesca Risoli e Simone Riccioni
Fotografia: Cristian De Giglio
Montaggio: Emanuele Caruso
Scenografia: Jacopo Valsania
Musiche: Remo Baldi
Produzione: Obiettivo Cinema
Nazionalità: Italia
Anno: 2013
Durata: 120 minuti

Colpiscono nel manifesto di questo esordio nel lungometraggio del regista Emanuele Caruso da Alba, i cinque e problematici protagonisti della narrazione filmica, fotografati in bianco e nero con il paesaggio langarolo  sullo sfondo, virato in seppia. Un contrasto cromatico adeguato per introdurre lo spettatore verso anime morte e psicologie devastate già nel privato, prima ancora che venga preannunciata l’apocalisse. Nel microcosmo langarolo di La Morra (qui Avila) questi individui trovano facile gioco nella finzione che separa la superficie esterna dalla sostanza interiore. Anzi la preponderanza di una verità interiore, che sia il perduto amore di don Francesco (straordinaria la recitazione interiorizzata di Albino Marino, proveniente dal Teatro Stabile) o l’incidente stradale con perdita della fidanzata di Gianni non vuole restaurare l’animo precedente attraverso l’elaborazione del lutto ma crearne un’altra, più confacente della prima all’imperativo dell’esplosione solare paventata dai media, che dovrebbe porre fine a tutto.

Caruso anche sceneggiatore e montatore attraversa questa soglia antropologica, esibendo emozioni forti come la morte passata, immanente e la glaciazione sentimentale di Gianni verso Luisa, a cui la dolente musica di Remo Baldi fornisce un notevole climax drammaturgico, evitando ogni giudizio . Il suo sguardo sembra coincidere con quello opaco e neutrale dei suoi personaggi. Ma proprio tale adesione del reale-l’assenza di ogni scarto critico restituisce un elemento costitutivo del mondo, che ci circonda e che sta per essere polverizzato. Nel momento in cui la maschera dell’apparenza diventa la nostra seconda carne, non solo non c’è più tensione fra la realtà e l’apparenza, ma neanche fra appropriazione ed estraneazione. La sceneggiatura, infarcita di riferimenti biblici e numerologie, traduce nella realtà la missione impossibile e prometeica del dominio pieno dell’uomo sulla natura, qui inquadrata con una profondità di campo abbacinante. Non solo esterna, ma anche interna alla vita umana. A disporre del proprio animo oggi è la persona che lo abita, come ci insegnano anche la spiritualità e la meditazione. Ma la contraddizione – messa potentemente in luce dal film di Caruso – è che quanto più ci appropriamo del nostro dolore e della nostra interiorità, tanto siamo più subalterni al giudizio altrui. In un paesino come la location del film, modifichiamo gli elementi suddetti in funzione dei gusti dei concittadini, che parlano finalmente in piemontese sottotitolato, dopochè  per anni il napoletano e il romano sono stati la lingua imperante nel nostro cinema, a loro volta indotti da logiche la cui direzione ci sfugge. Un dispositivo emozionale di cui abbiamo perso il controllo.

E fu sera e fu mattina di Emanuele Caruso, è un’apocalisse implosa e minimalista, filmata nelle Langhe con uno stile registico che echeggia Giorgio Diritti, il belga La quinta stagione, Alice Rorwacher ed Ermanno Olmi e ha totalizzato al Reposi di Torino ben 20.000 spettatori in tre settimane. Pensare che doveva restare in sala solo 10 giorni! Crowfunding, il sostegno della Film Commission Torino Piemonte e finanziatori langaroli di vario genere sono stati di grande aiuto contro i distributori ostili al film, perché non commedia usa e getta. Ora inizia il suo tour nella penisola, alla ricerca dei consensi che si merita.

 

Sito Web: http://www.efuseraefumattina.it

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