Cinema News — 29 ottobre 2012

TITOLO: E’ stato il figlio

ANNO: 2012, Italia, Francia

DURATA: 90 min.

GENERE: Grottesco, drammatico

REGIA: Daniele Ciprì

CAST: Toni Servillo, Giselda Volodi, Aurora Quattrocchi

TRAMA: La famiglia Ciraulo vive poveramente nel quartiere Zen di Palermo. Però davanti all’uscio di casa tiene parcheggiata una Mercedes fiammante, acquistata con il risarcimento che i Ciraulo hanno percepito in seguito alla morte della figlia Serenella, capitata per caso in mezzo a una sparatoria tra mafiosi. La Mercedes diventerà per i Ciraulo più che il simbolo della ricchezza, il simbolo della Miseria della Ricchezza, strumento di sconfitta e di rovina.

RECENSIONE: Una risata non seppellirà la mafia. Ma forse l’ammaccherà anche grazie a uno psichiatra come Kurt Schneider, che ricordava che avere vissuto dolore,tristezza, paura e angoscia, è segno di umanità,normalità ed equilibrio psicologico. Nello “Zibaldone” Leopardi ci dice invece che soltanto quando la ragione si trasforma in passione diventa strumento di conoscenza. Tutte queste citazioni ci servono a comprendere quale è l’assunto di un film come E’ stato il figlio, fra i migliori italiani di Venezia 2012. La passione, la paura e l’angoscia sono per Ciprì i momenti in cui cambiare marcia, quando non indugiare davanti allo specchio. La marcia cambia, come già in passato nel suo cinema, dal comico della famiglia di Nicola in spiaggia con i consueti stereotipi del meridionale che pratica il carpe diem e l’epicureismo al tragico con l’avidità scatenata dalla morte di Serenella. Perché se eguagliare gli autori succitati è come assistere a un miraggio,il tempo scrive sui volti degli intensi protagonisti dei romanzi, facendogli assumere un’ espressività vitrea, inoltre come ha dichiarato recentemente Gene Simmons, leader dei Kiss, “c’è chi si commuove per il profumo di un fiore. A me succede davanti a un mucchietto di banconote. “ Ed è la stessa filosofia che regola le azioni della famiglia. Non usa le mezze misure Daniele Ciprì che anche dopo aver sciolto il sodalizio con Franco Maresco, mantiene cinismo da vendere e una follia visualizzata in seppia, visto che ha curato anche la fotografia del suo film, che pervade il suo protagonista. Se la follia femminile è più ricca d’interiorità e molto creativa, quella dell’uomo è legata al fallimento economico. L’immagine sociale è sfregiata come la Mercedes appena comprata da Nicola e quindi in questa Sicilia in noir tenta di uccidere il figlio minore, prima dell’intervento risolutore del fratello maggiore. L’ideale di affermazione dell’uomo viene meno e allora scatta il non senso:la crisi è come il terremoto, fallimento inteso come meta mancata, che interrompe il sogno di una vita agiata.L’autore siciliano tollera poco digressioni e riscritture,predilige una narrazione a flashback che parte dalla coda in ufficio postale e il film è una diretta filiazione delle opere precedenti con la differenza del coinvolgimento di Toni Servillo, l’attore italiano del momento. Ergo si esplicita una contrattazione continua tra immaginari a vantaggio della Rai, che ricordiamolo al degrado meridionale ha dedicato non pochi lavori documentaristici nel passato. La crisi è un pugnale che colpisce l’anima delle persone che hanno perso i loro pseudo valori. Cipri ce la racconta,con la molteplicità di registri, che gli è congeniale, senza quei rimorsi di coscienza, che attanagliano gi scrittori, perché esattamente come loro, sa anche lui fabbricare la sua parte di falso. Proprio come i pezzi che Nicola e il nonno raccattano dalla nave in disarmo.

GIUDIZIO COMPLESSIVO:8

Lucia Piecoro

(1) Reader Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.