Cinema News — 22 aprile 2013

All’indomani della rivoluzione psichedelica fra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta nelle arti e nella musica degli USA, con una controcultura che vedeva negli stati di coscienza un humus per i prodotti artistici e l’evoluzione psichico-spirituale, Eggshells An American Freak Illumination (1969), debutto nel lungometraggio di Tobe Hooper (foto), prima del celeberrimo Non aprite quella porta (1974), epitomizza il mood di quel momento storico. Una pellicola premiata al festival di Atlanta, riemersa dal dimenticatoio e da un’incuria, lunga quasi mezzo secolo e non solo per la distribuzione a singhiozzo dell’epoca, così per me scrivere su questo film è un sogno che si avvera, visto che l’ho inseguito per anni come Indiana Jones avrebbe fatto con l’arca dell’alleanza e il Sacro Graal, principalmente anche per aver scritto un libro su Hooper per Falsopiano nel 2001 . Tanto che sogno è la parola appropriata, infatti dietro questi “gusci d’uovo” c’è un mondo onirico, che ammanta questo film come se fosse un disco dei Portishead.

I personaggi che vivono nella comune hippie nella casa/decòr del film, vengono come magnetizzati da una demoniaca presenza, che pare anticipare quelle ad alto budget di Poltergeist (1982), realizzato da Hooper con Steven Spielberg, prima di tornare nel mondo reale, come quando uno dei giovani mena fendenti contro il nulla, come fosse uno spadaccino. Nelle interviste Tobe Hooper si è dichiarato non a caso un estimatore di Scaramouche e prima del horror sociologico e politico di The Texas Chainsaw Massacre (1974) dirige un primo capitolo di quello, che con il film successivo sarà un dittico sulla controcultura texana, che non è solo una metafora degli sconvolgimenti politici e sociali di quegli anni ma soprattutto del modo di stare al mondo degli hippies, dalla parte dei sussulti peace and love in opposizione al ribellismo giovanile dell’Inghilterra ad esempio, che il movimento comportava .

Non mancano montaggi sincopati alla Godard de La gaia scienza e riferimenti alle inquadrature concettuali imperniate su fenomeni atmosferici alla Stan Brakhage.Ne è un significativo esempio la sequenza introduttiva del film, in cui al solleone segue la manifestazione studentesca contro la guerra in Vietnam presso l’Università di Austin, città natìa di Hooper e ganglio delle attività sue e di chi gli gira intorno con quella musica Nobody Talk to me, a commento delle inquadrature, che ricorda tanto come stile i Grateful Dead. Quelli che fanno parte di questo gruppo di lavoro sono anche fra i responsabili della grandezza del futuro Non aprite quella porta: gli attori Kim Henkel (usa qui lo pseudonimo Boris Schnurr e fa esplodere un auto nella campagna texana) ed Allen Danziger, più il cameraman Lou Perryman.

Vedere questo film, è come quando il chimico svizzero Albert Hofmann ha sperimentato LSD o acido lisergico su sé stesso, provando le seguenti sensazioni: un principio di capogiro, segnato da un senso d’ansia, disturbi della visione, attimi di paralisi e un incontenibile voglia di ridere. Come Hofmann, che crea LSD, pensando a una molecola che stimolasse il sistema cardiocircolatorio e a cui la svizzera Ventura Film ha dedicato recentemente il documentario “The Substance-Albert Hofmann’s LSD” di Martin Witz e il Roger Corman di The Trip (1967), il regista texano ha probabilmente ripetuto l’esperimento su sé stesso, sistematizzando quelle visioni con forme distorte, minacciose e dai colori accesi che ne caratterizzeranno la poetica anche negli anni successivi, quando la sua predilezione per il cinema orrori fico è ormai cosa assodata. Pensiamo alla lunga sequenza in soggettiva dell’auto di Boris che sfreccia in fast motion (assai innovativo per i tempi) sulle strade assolate, un trip psichedelico e un volo dell’anima, dove entrare in una dimensione diversa, un tempo diverso e la via da percorrere sembra essere ondulata.

Dopo la visione di Eggshells non ci resta così che mettere nel lettore CD Lucy in the Sky With Diamonds dei Beatles, come degno finale della nostra serata psichedelica e underground.

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