Titolo: Elle
Regia: Paul Verhoeven
Soggetto: Tratto dal romanzo Oh… di Philippe Djian
Sceneggiatura: David Birke
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Job ter Burg
Musiche: Anne Dudley
Scenografia: Laurent Ott
Interpreti: Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Virginie Efira, Christian Berkel, Anne Consigny, Jonas Bloquet, Charles Berling
Produzione: SBS Productions, Twenty Twenty Vision Filmproduktion GmbH, France 2 Cinéma, Entre Chien et Loup
Origine: Francia
Anno: 2016
Durata: 130 minuti

 

Candidato alla Palma d’Oro a Cannes 2016, Elle è un racconto che si alimenta di cupe tensioni e sottili inquietudini, tutto imperniato sull’intensa e magnetica presenza scenica di Isabelle Huppert e su quel fascino raggelante ed enigmatico che spesso contraddistingue i suoi ruoli cinematografici. Qui alla Huppert è stata affidata la parte di Michelle, una donna risoluta e inflessibile che, vittima di un brutale stupro, invece di rivolgersi alla polizia decide di ingaggiare con il suo aggressore una partita che presto si rivelerà oltre che perversa estremamente pericolosa.

L’audacia di Elle sta nella sua volontà di percorrere un terreno infido e insidioso, nel quale – come del resto può avvenire nella realtà – pulsioni, emozioni e sentimenti sono contraddittori, oscuri, confusi e perfino pronti a sfociare nel proprio contrario. Il tema stesso della violenza sessuale si rivela, in questo caso, problematicamente percorso da una forte ambiguità di fondo, perché il rapporto che lega vittima e carnefice è ambivalente e in continuo mutamento.

Ma a ben guardare questa impossibilità di chiarezza e trasparenza nelle relazioni affettive in senso lato domina la quasi totalità dei personaggi del film; non perché essi vengano descritti come casi peculiari, liminali, ma al contrario perché lo sguardo di Verhoeven è volto a rintracciare gli squilibri, i turbamenti e le piccole e grandi follie che più o meno segretamente incrinano la superficie della normalità e della quotidianità.

Se è vero che la protagonista oltrepassa un confine preciso nel momento in cui si presta a un gioco erotico che potrebbe annientarla, è vero al contempo che l’universo che ha attorno, con il beneplacito di tutti, rischia di collassare rovinosamente su se stesso. Sotto questa luce, gli scherzi sessisti dei suoi dipendenti – uomini frustrati che non accettano di essere soggetti al potere di una donna? – non appaiono poi tanto innocui. Allo stesso modo, gli atteggiamenti dei familiari di Michelle in fondo non sono meno assurdi di quelli della stessa protagonista: la madre anziana, che impone a tutti il suo ridicolo rapporto con un giovane e piacente fidanzato, desidera che la figlia si riconcili con il padre, niente meno che un serial killer (fortunatamente) in carcere e prossimo a morire. Il figlio adulto – e tuttavia incredibilmente immaturo – è ingannato e manipolato spudoratamente dall’arrogante compagna che lo induce persino a fingersi padre di un bambino non suo. Solo Michelle, a costo di essere giudicata rude e insensibile, osa affrontare e urlare la verità.

Verhoeven descrive insomma una realtà credibilissima pur nella sua sconcertante assurdità, smascherando impietosamente ipocrisie, masochismi e perversioni in un racconto asciutto, amaro e a tratti grottesco. Servendosi di uno schema narrativo che guarda al thriller, il regista scava con acume nei segreti meccanismi affettivi e psicologici dei personaggi, impedendoci infine tanto di assolverli quanto di condannarli; graffiante e lapidario, Elle non consola, non concilia, non ammette la possibilità del compromesso e della pacificazione. Ed è appunto da questo che il film trae la sua forza, oltre che dal carisma indiscusso della brillante protagonista che catalizza l’attenzione quasi interamente su di sé.

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