Archivio film Cinema News — 08 settembre 2016

Titolo originale: Escobar: Paradise Lost
Genere: Drammatico/Thriller
Regia: Andrea Di Stefano
Sceneggiatura: Andrea Di Stefano
Fotografia: Luis Sansans
Cast: Josh Hutcherson, Benicio Del Toro, Claudia Traisac, Brady Corbet, Carlos Bardem, Ana Girardot, Laura Londoño, Lauren Ziemski.
Produzione: Dimitri Rassam
Nazionalità: Francia, Spagna, Belgio
Anno: 2014
Durata: 120 minuti

 

Nick è un ragazzo canadese che insieme al fratello Dylan si trasferisce in Colombia per tenere un corso di surf. Nel paese conosce Maria, di cui s’innamora e con la quale inizia una relazione sentimentale. La giovane donna è però anche la nipote del potente narcotrafficante Pablo Escobar, uomo con cui Nick dovrà necessariamente rapportarsi.

Accade diverse volte che il titolo italiano di un film straniero tradisca l’originale fraintendendone soprattutto il significato. E’ successo almeno in parte così anche con la produzione europea ed esordio alla regia dell’attore Andrea Di Stefano “Escobar: Paradise Lost”. Ebbene, il titolo italiano, lasciando soltanto la prima parola, potrebbe far credere che il film intenda raccontare le gesta del famoso esportatore di cocaina, quando in realtà non è del tutto così.

Qui, infatti, il personaggio di Pablo Escobar (interpretato da un efficace Benicio Del Toro) appare relativamente poco, in quanto il lavoro non è centrato tanto sulla sua figura, quanto sul tema più universale della fine delle illusioni e dell’ingresso più crudo e consapevole nella realtà.

Tutto ciò vale in primis per il vero protagonista del film, Nick, il quale inizialmente vive la Colombia come un Paese da favola, fatto di belle spiagge, surf e di affascinanti ragazze da conquistare, per poi scoprire gradualmente che la Nazione è sommersa da gravi problemi, riguardanti soprattutto il dilagare della micro e della macro criminalità. E lo stesso vale in qualche modo anche per Maria, che vede di suo zio solo i lati positivi (il famigliare premuroso, il costruttore di ospedali per i poveri, persino l’intrattenitore di feste lussuose) ignorando o sottovalutando il giro di assassinii legati all’esportazione di cocaina. Così, il “paradiso perduto” del titolo originale è quello dei due protagonisti, i quali – inizialmente immersi nella loro ingenuità – si renderanno progressivamente conto di quello che veramente li circonda.

Tutto ciò, pur essendo presente nella vicenda e sottolineato anche dal titolo originale, fa però fatica ad emergere con la dovuta decisione. Una mancanza dovuta tanto all’attore protagonista Josh Hutcherson, che con il suo volto inespressivo non trasmette efficacemente i cambiamenti del suo personaggio, quanto a una struttura narrativa che – iniziando quasi dalla fine della storia e basandosi in buona parte su un lungo flashback – non riesce a rendere e a raccontare pienamente la consapevolezza crescente dei suoi personaggi.

Con “Escobar” ci troviamo di fronte a un film che ha un suo nucleo portante, il quale viene però affrontato senza slancio e con un po’ di superficialità, anche perché il regista segue contemporaneamente tante altre strade: nella parte centrale sembra concentrarsi sul confronto tra l’uomo medio e il Potere; in quella finale si assiste a un thriller in cui il protagonista scopre di possedere un lato violento prima sconosciuto; e per tutta la durata alleggia l’idea che Di Stefano voglia raccontare qualcosa d’inedito su Escobar; quando in realtà le vicende del narcos rimangono sempre sullo sfondo.

Il risultato finale è dunque un film tecnicamente di buona fattura e non privo di sequenze intense (i dialoghi tra Nick ed Escobar), ma complessivamente indeciso e dispersivo, che non riesce a sviluppare e intraprendere a pieno quello che forse è il suo nodo centrale: la fine dei sogni e delle illusioni.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.