Archivio film Cinema News — 02 Agosto 2016

Se è vero che a Guangzhou in Cina abbiamo la più grande fabbrica di zanzare tigri del mondo, approntata da studiosi ed entomologi, e dato per scontato che l’estate è la stagione migliore per vedere al cinema sangue e horror a iosa, occorre comprendere cosa ci riserva il genere in questi ultimi mesi. Stiamo attenti soprattutto a non farci bastare degli hashtag sul terrorismo su un social network, per credere assolto il nostro compito della visione. Guardare un film del terrore realizzato ad arte, non significa solo apprezzarne la scrittura filmica e gli sviluppi narrativi, ma analizzare in maniera approfondita quali strategie vengono messe in atto dai registi, per avvolgerci nella spirale del terrore. Eppure l’ondata di terrorismo che sta sconvolgendo l’Europa, pare distrarre lo spettatore medio dagli incubi di questa estate finzionale. Come a dire che in fondo a questo gioco, in questo abisso di sicuro c’è sempre e soltanto la morte. Da un lato se nella realtà abbiamo atti di violenza che mettono in ginocchio i nostri nervi e la nostra capacità di provare empatia e di non sentirci perennemente sotto attacco, dall’altro si impongono una serie di leggerezze che ci dicono molto su un dato: oggi specularmente alla realtà sul grande schermo imperversa la paura di vivere e di un’ipotetica terza guerra mondiale, provocata da killer che si procurano le armi per i loro scellerati crimini con una certa facilità. Così fra inediti e ripescaggi della distribuzione per i mesi di luglio e agosto 2016 si prospettano team spiritici, possessioni diaboliche, pedinamenti metafisici, una notte di iperviolenza, creature subumane, amicizie letali su facebook e bipolarismo. Prima di tutto il fenomenale It Follows di David Robert Mitchell, che dopo il successo americano e gli entusiasmi destati al Torinofilmfestival, mette in scena un’entità malvagia che una sventurata ragazza metabolizza per trasmissione sessuale. La creatura può essere chiunque ma le mutazioni sono fuori campo e prive della stucchevole CGI al servizio di una regia scarna ma essenziale. Una controrealtà psicologica sta alla base anche di Lights Out di David F.Sandberg, in cui la magnifica Maria Bello riconfigura sullo schermo la sua vera esperienza di malata bipolare, cogliendo così le catastrofi individuali come quintessenza della messinscena. Ambedue i film sembrano trarre ispirazione da un classico semi-dimenticato come Entity(1981) di Sidney J.Furie, su uno spirito che stupra psicologicamente e fisicamente la sventurata Barbara Hershey. Su questa linea si inserisce parzialmente anche The Conjuring-Il caso Enfield, un sequel dove James Wan rimette in pista la sua coppia di cacciatori di demoni (Vera Farmiga e Patrick Wilson),per neutralizzare un poltergeist a Londra, anche se un senso di noia e ripetizione sono dietro l’angolo. Un seguito per noi avvincente (v.la recensione di Nico Parente su questa rivista) è invece il politico e polisemico La notte del giudizio – Election Year, con cui lo sceneggiatore e regista James DeMonaco completa la sua trilogia sull’iperviolenza americana radicata nell’era Obama. Aldilà dei riferimenti a Hillary Clinton, il terzo capitolo di questa parabola della legalizzazione dell’omicidio e dell’atrocità, continua ad angosciare. Perchè descrive la psicopatologia di una dittatura feroce, quella dei Padri Fondatori ossia Trump alla Casa Bianca. “La notte dello sfogo” qua colpisce i legami di sangue (la nera ammazza i genitori) ed è una controrealtà da cui si svegliano di soprassalto i liberal. La Clinton dovrebbe dunque usare questo lungometraggio in campagna elettorale.Con The Witch di Robert Eggers divampa invece un immaginario paranoico e demoniaco in una comunità rurale, preda della superstizione, con un impianto drammaturgico decisamente teatrale, in cui viene nuovamente contestualizzata la famiglia in crisi per autoconsunzione. Si aggancia all’attualità socio-politica anche Baskin, un horror turco di Can Evrenol, dove una squadra di poliziotti a Istanbul incappa nei bassifondi in una comunità di esseri sadici e feroci, capitanata da un sinistro Padre , interpretato con torva efficacia da un vero freak come Mehmet Cerrahoglu. Facile vederci a posteriori una prefigurazione fra Ken Russell e il torture porn del regime oppressivo instaurato da Erdogan in Turchia dopo il fallito golpe.Più scontato e irrisolto è Friend Request di Simon Verhoeven, che banalizza l’amicizia su facebook fra una studentessa normale e una sciroccata in un cascame di effetti digitali da Pokemon. Abbandonati dunque i jeu de massacre dello slasher fra i Settanta e gli Ottanta e gli zombi proposti in tutte le declinazioni da cinema e tv, cresce la tensione, cresce il mistero. Astenersi inesperti e moralisti. Il periplo della paura con le visioni suddette è dunque da compiersi

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