Cinema News — 07 febbraio 2013

È risaputo, quello dell’avvocato è un mestiere che non lascia spazio alla vita sentimentale, poco tempo libero e, di conseguenza, pochi impegni a lungo termine nella vita privata. È proprio del controverso mondo degli avvocati che parla il nuovo film, in uscita oggi nelle sale, “Studio illegale”. Una pellicola tutta made in Italy, a partire dal romanzo dal quale è tratto “Duchesne” di Federico Baccomo, caso editoriale del 2009 con oltre 35.000 copie vendute. La regia è affidata a Umberto Carteni, conosciuto per la simpatica commedia sulla xenofobia “Diverso da chi?”.

Protagonista della pellicola Fabio Volo, classe 1972, bergamasco di nascita e milanese d’adozione, scrittore, sceneggiatore, attore, showman, conduttore radiofonico. La sua fama lo precede e non nasconde in alcun modo il suo fascino e l’atteggiamento da sciupafemmine. Quando i giornalisti gli chiedono conferma, ironizza dicendo: “Non è vero che si è solo monogami o si è sciupafemmine. Ci sono vie di mezzo. Non avere una relazione fissa, avere prevalentemente come degli snack sessuali non fa di me uno sciupafemmine”. Davvero molto incoraggiante.
Ma andiamo a dare uno sguardo, alla trama, magari ci riserva delle sorprese.

Andrea è un avvocato trentenne, che per la carriera ha sacrificato tutto, gettandosi a capofitto in un circolo vizioso, che lui definisce “quel sistema lavorativo ti chiede tutto, lasciandoti spazio solo per le relazioni professionali” e dunque senza alcun legale sentimentale stabile. Altra figura importante è quella del capo, Giuseppe, interpretato da Ennio Fantastichini, il classico avvocato spietato, privo di morale e disposto a tutto pur di raggiungere i suoi scopi. Ma arriva un agente di disturbo, che metterà a dura prova la fermezza del nostro Andrea/Volo. Durante un’importante trattativa, quando si presenta l’avvocatessa della controparte Emilie, il titolare dello studio dà un ordine ad Andrea ben preciso, e assolutamente inequivocabile: «Questa te la devi trombare, per il buon nome dello studio». Ma la missione di Andrea non sarà portata a termine così agilmente come sperava.

Ah beh, sorprese non ce ne sono di certo in questa trama, ed il ruolo affidato a Volo sembra scritto proprio per lui. La storia non manca di nulla nella scaletta della classica commedia made in Italy:

  • Scenografia: ambiente di successo in cui la figura maschile è al centro tutto, dove la donna è colei che intralcia la carriera dell’uomo;
  • Protagonista: uomo rampante, egocentrico, all’apice della carriera e con decine di donne oggetto ai suoi piedi;
  • Aiutante: classica figura del datore di lavoro, spietato e con un discutibile senso dell’umorismo e della morale;
  • Antagonista/Amante: donna che, facendo il suo ingresso in questa stereotipata scenografia, capovolge i punti di riferimento del protagonista. Quest’ultimo, inizialmente è spaventato da tale diversità, ma infine non può che cedere alla ventata di novità portata dalla figura femminile.

Visto l’intreccio abbastanza prevedibile della trama centrale, spero che almeno il finale sia a sorpresa. “Il mio personaggio – spiega Volo in conferenza stampa – non fa un percorso verso la consapevolezza di sé come potrebbe far intendere il film. Inizia già con un occhio disilluso, cinico verso il mondo a cui appartiene e a cui ha sacrificato tutto. Ma a un certo punto Andrea fa come un click e lascia spazio all’amore”. È una reinterpretazione della pellicola da parte di Volo oppure sta semplicemente parlando di se stesso?

Non so voi, ma io dell’ennesima pellicola del genere non ne sentivo proprio bisogno. Non so se dare la colpa alle discutibili abilità d’attore di Fabio Volo oppure alla trama scontata. A voi la scelta.

 

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