Archivio film Cinema News Serie TV — 02 luglio 2017

A proposito di Fargo, di Joel e Ethan Coen, anno Domini 1994, Ilaria De Pascalis diceva: Il film dei fratelli Coen propone il trionfo del gender come performance più o meno adeguata, e ancora… Affronta la crisi della mascolinità dell’eroe attraverso l’uso dei codici della commedia oppure ponendo al centro della narrazione delle donne “falliche”.

Più o meno possiamo essere d’accordo anche se il concetto di donna fallica è assai opinabile se applicato a una Francis McDormand poliziotta incinta, che pur rivestendo un ruolo sociale maschile denuncia la propria femminilità data dall’essere in stato interessante.

Non si può discutere invece che sia un film sulla crisi del maschio, e anche di un genere (per chi scrive) il noir giunto alla sua deriva totale.

Il concetto di crisi come beffa fatalista nelle mani di un destino ironico, nella terza stagione di Fargo (serie ideata da Noah Hawley) diventa progressivamente consapevolezza di un atto mancato, quindi di un fallimento umano.

Se i Coen esacerbavano il concetto di crisi e incrinamento aporistico delle certezze (morali, sociali, sessuali e persino stilistiche) attraverso la parodia, in Fargo 3 si mima la superficie parodica e la stilizzazione dei caratteri nei primi episodi, per poi superarla e far sprofondare i characters in un oblio senza fine in cui il destino non è più un semplice burattinaio cinico-burlone ma un vuoto privo di certezze e senza fine.

Il lato parodico si palesa nell’elemento del doppio con i due fratelli Stussy interpretati istrionicamente da Ewan McGregor, fratelli coltelli a causa di un francobollo come i protagonisti di Decalogo 10 di Kieslowski.

Il doppelganger, elemento tipico del noir classico da Vertigine a Vertigo, in questo caso assume i connotati dell’idiozia tragica di matrice yiddish, per poi farsi orrore politico-morale dal forte spessore biblico-fatalista.

Dicevamo che Fargo 3 rappresenta la piena consapevolezza del fallimento umano, difatti tutti i personaggi falliscono in qualcosa. Nel primo episodio viene ucciso lo Stussy sbagliato e in quello conclusivo viene eliminato un poliziotto della stradale al posto di Emmit Stussy. La poliziotta Gloria Burgle fallisce su due piani, su quello personale, a causa di un divorzio nella sua vita passata, e su quello professionale nel tentativo di incastrare l’enigmatico VM Varga, per poi comprendere di non poter affrontare l’onnipotenza del destino.

Il futuro è certo e quando arriverà saprà il suo posto nel mondo, queste sono le lapidarie parole pronunciate a conclusione da VM Varga, lacerando definitivamente la storia e aprendola verso una dimensione aporistica e imperscrutabile.

VM Varga è il destino crudele, caos ordinato portatore di morte e fallimento umano attraverso un rigorosissimo ordine numerico. In tutti i 10 episodi della serie si assiste a una mise en scene precisa, asettica e perfetta, con carrelli, profondità di campo, prospettive geometriche e una ricorrenza numerica che sa di predeciso. Il 3 è il numero che maggiormente ricorre sia narrativamente che esteticamente. 3 sono gli individui dal cognome maledetto: Stussy (che nell’episodio 9 diventeranno 4), 3 i water ripresi nel gabinetto pubblico, 3 le macchine perfettamente allineate sul ciglio della strada nell’episodio 10. Anche il 2 ricorre spesso, 2 i fratelli come sorta di Caino e Abele, 2 le donne protagoniste: Gloria Burgle (l’eroe) e Nikki Swango (l’antieroe), 2 i tirapiedi di VM Varga che finiscono per fondersi nell’unicità eterna del loro mandante, monade della distruzione sociale e umana.

La complessità di strati e letture che presenta Fargo 3 è davvero strabiliante, oltre gli elementi veterotestamentari del castigo, del sacrificio e del peccato con conseguente punizione, e aperture alla reincarnazione di matrice tibetana (strepitosa la sequenza del gattino al bowling), il serial lavora anche sulla struttura fiabesca, chiave di volta per far affiorare orrori ancestrali come negli ultimi lavori di M. Night Shyamalan.

L’incipit del quarto episodio da questo punto di vista è mirabile. I personaggi principali vengono introdotti in parallelo a quelli del Pierino e il lupo di Prokof’ev, in cui ogni carattere viene sottolineato da un differente strumento musicale. Il côté da fiaba inquietante emerge soprattutto dalla figura cardine della serie, quella del già citato VM Varga, spirito dickensiano del Natale futuro e al contempo madre che racconta al proprio figlio paurose favole della buonanotte come la filastrocca dell’uomo storto.

Tornando invece a quanto diceva Ilaria De Pascalis riguardo alla tematica di gender e mettendo in rapporto il Fargo Coeniano con quest’ultima sua gemmazione seriale, si riscontra che persiste la crisi di mascolinità dell’eroe. Emmit Stussy è pavido e delicato, mentre l’eroe è Gloria Burgle, doppio di Francis McDormand, ma l’autentica rivelazione di gender è la figura di Nikki Swango, attraverso la quale il clichè della dark lady va letteralmente in briciole. Nikki Swango è si una donna sexy e senza scrupoli ma che deve attraversare un calvario, quasi una legge del contrappasso della propria bellezza, in cui muore e risorge come sorta di (anti)eroe post-western.

La sua prima morte metaforica avviene con il pestaggio al parcheggio e la seconda dopo l’incidente con l’autobus del penitenziario, per poi risorgere come vendicatrice in fuga in un paesaggio innevato che odora di western alla Arthur Penn.

E’ possibile azzardare anche degli slittamenti di gender nella figura di VM Varga, con il suo biascicare mellifluo e sornione mentre umilia Sy Feltz a bere dalla stessa tazza in cui poco prima vi ha infilato l’uccello.

Questo mimare la penetrazione come umiliazione omoerotica crea un forte slittamento transgender in una figura, come quella di Varga, che non possiede quasi mai una sessualità certa e definita.

Tirando le fila, Fargo 3 lavora ad un livello contrario rispetto al film del 1994. Se i Coen decostruivano un genere e una forma-cinema usurata lavorando sulla superficie, forzandola con il grimaldello della parodia, nella terza stagione della serie antologica abbiamo un lavoro sotterraneo che va a erodere la matrice del racconto nella sua profondità, con l’unico genere (oltre al comico) capace di disperdere gli elementi in un caos incontrollato, che è l’horror. Un orrore sotterraneo che si fa strada fino a lasciare scoperto un vuoto su un futuro già scritto ma al tempo stesso imperscrutabile, a cui è impossibile porre la parola Fine.

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