Archivio film Cinema News — 26 marzo 2014

FESTIVAL INTERNATIONAL DE FILMS DE FEMMES
36a edizione.
Créteil (Parigi) 14-23 marzo

A cura di Simona Almerini la nostra corrispondente parigina

Se qualcuno si domanda perché ci sia ancora bisogno di un festival tutto al femminile, la risposta, prima ancora che ideologica è numerica. Nella scorsa edizione del Festival di Venezia su venti film in concorso ce n’erano solo due di donne (Emma Dante e Kelly Reichardt), mentre al Festival di Cannes addirittura uno (Valeria Bruni Tedeschi). E’ evidente che a dispetto dei progressi avvenuti in altri settori della società, il cinema rimane uno spazio prettamente maschile. Una delle cause è da attribuire al fatto che le registe spesso si cimentano con documentari o film particolari che difficilmente incontrano la fiducia dei distributori, interessati soprattutto ad un riscontro commerciale.
Il Festival de Films de Femmes, nato nel 1979 si configura quindi come un prezioso luogo di “resistenza” dove interrogarsi sulle contraddizioni e le ingiustizie sociali, che non riguardano solo il genere femminile. Sono infatti diversi i film ambientati in zone “delicate” quali Ana Ana di Corinne van Egeraat e Petr Lom (Egitto), No burqas behind bars di Maryam Ebrahimi (Afghanistan. Premio del pubblico per il migliore documentario), Les femmes de Visegrad di Jasmila Zbanic (Bosnia-Erzegovina), Make yourself at home di Helli Hardy (Israele) o che affrontano temi controversi come Lame de fond di Perrine Michel (Premio della critica per il miglior documentario) un’opera sperimentale e poetica sugli abusi e le malattie mentali o China me di Michka Saal che descrive in modo originale le ripercussioni psicologiche del nuovo capitalismo in Cina.
Un’intera sezione è stata dedicata al Vietnam che negli ultimi anni ha visto la nascita di una nuova generazione di registe, grazie all’impegno di diverse strutture, tra cui gli Ateliers Varan. Inoltre è stato proiettato il famoso documentario Le 17ème parallèle (1968) di Joris Ivens e Marceline Loridan che racconta in modo crudo e veritiero la resistenza del popolo vietnamita al bombardamento incessante dell’esercito statunitense. La stessa regista ha raccontato di aver girato il film in condizioni inimmaginabili e di essersi ferita gravemente un paio di volte.
Per quanto riguarda la sezione lungometraggi di fiction sono da rimarcare Nagima di Zhanna Issabayeva, Corps et biens di Taisa Igumentseva (Premio del pubblico) e Ayer no termina nunca di Isabel Coixet (Premio della giuria) che dimostrano come anche i sentimenti siano una questione politica. A questo proposito ricordiamo che una delle ospiti d’onore di questa edizione è stata Kate Millett, uno dei nomi più famosi di tutto il movimento femminista grazie al saggio La politica del sesso (1969). La scrittrice ha presentato il film Three lives che realizzò nel 1971 all’interno della Women’s Art Colony Farm, la factory di sole artiste che aveva creato nei pressi di New York. Altra ospite d’eccezione del Festival è stata Maria de Medeiros, conosciuta in Italia per le sue interpretazioni in Pulp fiction di Quentin Tarantino e Henry e June di Philip Kaufman ma anche autrice di film come Capitani d’aprile sulla rivoluzione dei garofani in Portogallo e Les yeux de Bacuri sugli anni della dittatura brasiliana.

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