Cinema News — 08 gennaio 2013

Fate un favore a quelli a cui volete bene: il prossimo Natale – questo, ormai, è andato –, regalate loro un libro. Perchè non è una spesa eccessiva, ma principalmente perchè un libro condiviso, soprattutto un libro amato, unisce le persone. Regalatelo anche se l’interessato non legge abitualmente, chissà che una bella dedica (e, magari, un richiamo al perchè si è scelto proprio quel titolo) non lo incuriosisca: avrete fatto una buona azione diffondendo un po’ di cultura, e se siete fortunati potreste sperimentare anche la soddisfazione di aver creato un lettore neofita.

Se poi volete fare una bella ma proprio bella figura, regalate un libro e il dvd del film che ha ispirato: cinema e letteratura sono due forme d’arte. Pensandoci bene, in questo modo avrete regalato arte. E se chi riceve il vostro dono non dovesse apprezzare la letteratura, la pellicola potrebbe invogliarlo ad approcciarla. Tentar non nuoce.

Vista l’abbondanza di trasposizioni cinematografiche di volumi di successo, non si dovrebbe avere difficoltà a reperire qualche buona idea. Intanto, l’Evergreen da prendere in considerazione per rimanere in territorio neutrale e in tema di festività potrebbe essere “Canto di Natale”, romanzo breve scritto nel 1843 da Charles Dickens, abbinato alla sua più recente versione animata, A Christmas Carol.

La vicenda si svolge nella Londra vittoriana nella notte di Natale ed è la storia dello scorbutico Ebenezer Scrooge, ricco e avaro finanziere, che considera le feste una perdita di tempo e un intralcio per il guadagno. Rincasando la sera della Vigilia, gli appare il fantasma del defunto socio in affari, morto sette vigilie prima, che lo rimprovera per il suo comportamento e gli preannuncia la visita di altri tre spiriti. Durante il sonno, lo spirito che incarna il Natale passato fa rivivere a Scrooge alcuni episodi della sua infanzia solitaria e della sua giovinezza all’insegna dell’egoismo; il fantasma del Natale presente lo conduce poi in alcune case della città dove si sta festeggiando in povertà ma con allegria e l’ultimo, lo spirito del Natale futuro, gli mostra scene degli abitanti della città che discutono con sollievo della morte di un vecchio tirchio. Al risveglio, la mattina di Natale, Scrooge è ravveduto dalla lezione della notte precedente; inzia a fare del bene e diventa un persona nuova, molto amata da tutti.

Un canto di Natale” è un classico per adulti e bambini, una delle storie più conosciute e commoventi sul Natale che si legge e si rilegge e, a seconda dell’età, affascina in modi diversi: per il mondo fantastico e macabro popolato da magici spettri, per la dura critica alla mentalità delle classi abbienti e la messa in discussione della società, ma anche perchè è ancora in grado, dopo un secolo e mezzo, di suscitare un’autocritica e risvegliare sentimenti puri come l’amore, il rispetto e la capacità di apprezzare le cose semplici.

La pellicola Disney del 2009 di Robert Zemeckis, benchè sia la cinquantesima versione – o giù di lì – della fiaba dickensiana, è forse la più apprezzabile dal punto di vista della forza visionaria. Realizzata con la tecnica digitale del performance capture (che permette di catturare movimenti del corpo ed espressioni facciali di un soggetto reale per poi applicarli a un personaggio virtuale) e potendo così contare sulla bravura espressiva di attori come Jim Carrey, Gary Oldaman e Bob Hoskins, diventa una versione animata dai toni dark, in linea con il filone gotico in cui Dickens l’aveva inserita nonostante fosse stata da tutti scambiata inizialmente per una lieta favola natalizia. In questa trasposizione, che altro non è che il racconto di un incubo psicologico e sociale, c’è la vera favola di Natale, quella priva delle atmosfere tipiche del periodo – lasciate volutamente da parte proprio perchè l’occhio dello spettatore, troppo abituato alle suggestioni consumistiche, noti questa assenza e vi riflessa su – che si focalizza sul mometo dell’anno che si traforma anche nell’occasione giusta per diventare persone migliori.

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