Archivio film Cinema News — 20 ottobre 2013

TITOLO: Filth

REGIA: Jon S. Baird

CAST: James McAvov, Jamie Bell, Jim Broadbent, Joanne Froggatt

GENERE: Drammatico

DURATA: 97 minuti

ANNO: 2013

 

Partiamo dall’inizio.

Filth è la trasposizione cinematografica dell’omonimo best seller di Irvine Welsh, lo scrittore della classe operaia scozzese diventato popolare per Trainspotting.

Filth parla di Bruce “Robbo” Robertson, un investigatore lercio, corrotto, stupratore e cocainomane e della sua lurida quotidianità. Della sua straziante infezione ai genitali e del verme solitario che si porta dentro, unico lampo di lucidità e amore nella sua schifosa vita tenuta insieme solo da violenza e risentimento.

AVVERTENZA: LA PROSSIMA FRASE E’ UN CHIARO SPOILER, SE VOLETE LEGGERE FILTH PASSATE AL PROSSIMO PARAGRAFO. Andando avanti nella lettura del libro si scopre che la voce narrante dell’intera tragedia personale di Robbo era il verme solitario che viveva in lui, ed il risultato era splendido, con questo enorme animale sensibile pieno di buoni propositi ammazzato dal suicidio finale del protagonista, nel suo ultimo, estremo atto di violenza.

La versione cinematografica di Filth – probabilmente per la difficoltà di mettere in scena una simile voce narrante –  ignora completamente il verme solitario e ricorre ad altri espedienti, molto meno efficaci ed incisivi. Per i primi venti minuti ricorda molto Trainspotting, ma questa secondo me non è una cosa positiva. Non perché non mi piaccia Trainspotting, ma perché questo è Filth. Poteva essere molto di più senza aggrapparsi a vecchi riferimenti cinematografici. La tipica ironia di Welsh, inoltre,  si vede solo a tratti. Mi è sembrata forzata molte volte.  A tratti James McAvoy – comunque buona la sua interpretazione – più che un moderno demone autodistruttivo appare una matricola che dopo il primo esame parte con il suo amico sfigato per Hamburg e lo fa ubriacare, ballare con due gay in un night club e devastare un museo.

Era come guardare, ad un certo punto, una sorta di remake de Il Cattivo Tenente ma anche qui senza tutta la carica emotiva ed il complesso percorso interiore di crescita e sofferenza della coscienza del protagonista. In Filth questo importante aspetto a me è sembrato soltanto accennato.

Il più grande merito di Filth sarebbe quello di aver portato sul grande schermo, a distanza di 15 anni dalla pubblicazione del romanzo, una storia straordinaria di odio e amore spezzato, di violenza, autodistruzione e perversione. Il problema è che, guardandolo , questa storia straordinaria viene fuori poco. È un film comunque interessante e non banale, ma le potenzialità del romanzo erano, secondo me, di gran lunga maggiori. Lo spietato confronto con il romanzo e le altissime aspettative che derivano dalla trasposizione cinematografica di una così grande opera sono i demoni che ogni film come Filth è condannato ad affrontare.

E, come il verme di Welsh ben sa, sono partite complicate che, a volte, si possono perdere.

 

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.