Archivio film Attori Cinema News — 06 Luglio 2019

Titolo originale: On Golden Pond

Regia: Mark Rydell

Soggetto e sceneggiatura: Ernest Thompson

Montaggio: Robert L. Wolfe

Fotografia: Billy Williams

Musiche: Dave Grusin

Cast: Henry Fonda, Katharine Hepburn, Jane Fonda, Dabney Coleman, Doug McKeon, William Lanteau

Produzione: ITC Entertainment Associated Film Distribution

Distribuzione: Universal Pictures

Anno: 1981

Durata: 109’

Nazionalità: Usa

E’ davvero emozionante andare a riaprire i cassetti della memoria cinematografica. On Golden Pond (Sul lago dorato) è un piccolo, delizioso film che si rivede sempre con grande piacere, in grado di infondere, anche dopo l’ennesima visione, un intenso struggimento nello spettatore.

Norman Thayer (Henry Fonda) e sua moglie Ethel (Katharine Hepburn) si recano come ogni estate presso il loro cottage sito sulle rive del Golden Pond, un meraviglioso lago del New England. Per l’uomo, ex professore in pensione alla vigilia degli ottant’anni, è l’occasione di fare un bilancio della propria vita e di rivedere dopo molti anni Chelsea (Jane Fonda), la sua unica figlia, con la quale i rapporti sono sempre stati problematici e conoscere il nuovo compagno di quest’ultima, un goffo e simpatico dentista (Dabney Coleman) con un figlio adolescente (Doug McKeon) al seguito nato dal suo precedente matrimonio. Se Ethel si dimostra sempre allegra, ottimista e ben disposta, Norman, al contrario, manifesta subito tutta la sua mai sopita ostilità nei confronti della figlia e non risparmia critiche particolarmente dure nemmeno agli altri due nuovi ospiti. Chelsea annuncia che partirà per un viaggio in Europa con Billy Ray, il suo nuovo compagno, ragione per cui chiede ai suoi anziani genitori di occuparsi per qualche settimana di Billy Ray Jr, il quale non ha mai avuto fino a quel momento delle figure famigliari stabili alle quali fare riferimento. I rapporti tra il ragazzino, che si sente abbandonato dal padre, e Norman sono inizialmente improntati alla  reciproca diffidenza. A rendere la convivenza ancora più tesa e complicata c’è anche la salute cagionevole dell’uomo che spesso si manifesta con vuoti di memoria seguiti da crisi colleriche che nascondono, in realtà, il profondo dolore per non avere più il controllo completo sul corpo e sulla mente, un tempo prestanti ed imbattibili. Billy Ray Jr. riuscirà però a poco a poco ad aprire una breccia nel cuore dell’uomo e restituirà Norman ad una nuova speranza nel futuro che gli permetterà di riavvicinarsi a sua figlia, recuperando così un rapporto che sembrava ormai irrimediabilmente compromesso.

Vecchie glorie

Nel 1981 Henry Fonda e Katharine Hepburn avevano già scritto la loro storia nel firmamento hollywoodiano, ma si sono entrambi lasciati coinvolgere in questo progetto con la stessa intensità e con lo stesso entusiasmo con cui un attore alle prime armi affronta il suo primo ruolo importante. In effetti è come se lo fosse stato perchè Sul lago dorato rimane ancora oggi uno dei film a cui subito si pensa quando si fanno i nomi dei due attori. Fonda da diversi anni non era ormai più il protagonista dei film, perlopiù appartenenti al filone catastrofico (Swarm, Città in fiamme, Meteor) a cui accettava di partecipare, la Hepburn, dal canto suo, aveva diradato le sue apparizioni sul grande schermo e prendeva parte soprattutto a riduzioni di opere teatrali come La pazza di Chaillot, Le troiane e Un equilibrio delicato che raccoglievano tiepidi riscontri commerciali. Per le due anziane vedette della Hollywood classica fu l’unica opportunità di lavorare insieme stabilendo un’alchimia che Katharine Hepburn non ritrovava più dai tempi di Indovina chi viene a cena?, il suo ultimo film con Spencer Tracy. Sul lago dorato, se Tracy fosse vissuto più a lungo, sarebbe stato il naturale epilogo cinematografico della storia d’amore tra i due divi dentro e fuori dal set. Il destino, come sempre, decise diversamente, ma la Hepburn trovò comunque il modo di ricordare affettuosamente il suo amore perduto facendo indossare ad Henry Fonda un vecchio berretto da pesca che era appartenuto proprio a Spencer Tracy e che l’attrice considerava come un portafortuna. Coadiuvati con grande maestria e intelligenza dal regista veterano Mark Rydell, i due attori non traggono alcun profitto indebito dall’aura leggendaria che li circondava e riescono a trasmettere con autentica genuinità tutta la vulnerabilità di un’anziana coppia mal assortita, ma indissolubilmente legata, che si trova a dover percorrere il doloroso ultimo miglio della loro vita che li separa dalla fine che li attende. La Hepburn fa di tutto per rendere indimenticabile quella che magari sarà l’ultima vacanza che i due coniugi potranno fare insieme, mantiene intatta la sua indipendente fierezza e lo spirito indomito che l’hanno sempre contraddistinta nelle screwball comedies di Howard Hawks e George Cukor ed è straordinaria per come conferisce alla sua Ethel la capacità di meravigliarsi per ogni cosa che la circonda, dai tuffoli che, come spiega all’inizio del film al marito rassegnato “danno il bentornato” ai fiori che punteggiano lo stupendo paesaggio lacustre accarezzato amorevolmente dalle luci tenui della fotografia intimista di Billy Williams. Henry Fonda tiene bene a mente il suo passato di duro eroe fordiano, ma, progressivamente, lo contamina con una mansuetudine e una dolcezza sorprendenti che riescono a sublimare i gravi problemi di salute che da anni ormai lo affliggevano rendendoli parte integrante del racconto e dando loro il compito di conferire al “Vecchio Bau Bau” Norman uno stoicismo e una volontà di rivalsa perfettamente tagliati su misura per la rettitudine e l’equità che ha sempre caratterizzato i personaggi che l’attore ha interpretato nel suo glorioso passato in capolavori come Il ladro e La parola ai giurati. L’ex contestataria Jane “Hanoi” Fonda, che aveva acquistato espressamente per suo padre i diritti dell’omonima commedia teatrale di Ernest Thompson da cui il film è tratto, si ritaglia il ruolo di una figlia da sempre in battaglia con l’anziano genitore offrendo uno spaccato famigliare del reale rapporto contrastato tra padre e figlia che per anni ha avuto luogo in casa Fonda. Sul lago dorato mette al bando qualunque gara di bravura tra gli interpreti per concentrarsi unicamente e strenuamente sulle bellezze e sulle altrettante difficoltà che ogni età della vita ha da offrire. La sceneggiatura dello stesso Thompson amalgama con partecipe sensibilità quattro solitudini e riflette con divertita amarezza sulle tante occasioni che perdiamo quando ci trinceriamo all’interno delle nostre monadi egoiste e superficiali. Per questo la scena in cui una Chelsea ormai adulta riesce finalmente a fare il tuffo all’indietro tra gli applausi di tutto il parentado, a distanza di tanti anni, è ancora così commovente.

Un classico senza tempo da recuperare assolutamente per assistere agli ultimi bagliori del crepuscolo della vecchia Hollywood (Fonda morirà l’anno successivo dopo aver conquistato l’unico sospirato Oscar della sua carriera, la Hepburn, dopo aver messo a segno con questa pellicola il primato tuttora ineguagliato del quarto Oscar come miglior attrice, si ritirerà progressivamente dalle scene ritornando al cinema solo per altre due partecipazioni)  che si specchieranno per sempre nel Golden Pond dei nostri ricordi cinefili.

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