Cinema News — 09 settembre 2013

Titolo originale: Foxfire

Regia: Laurent Cantet

Soggetto: Tratto dal romanzo di Joyce Carol Oates Foxfire: Confessions of a Girl Gang

Sceneggiatura: Laurent Cantet, Robin Campillo
Cast: Raven Adamson, Katie Coseni, Rachel Nyhuus, Madeleine Bisson, Claire Mazerolle, Payge Moyles

Fotografia: Pierre Milon
Montaggio: Robin Campillo, Stephanie Leger, Sophi Reine

Scenografia: Franckie Diago

Costumi: Gersha Philips

Musiche: Timber Timbre

Suono: Kelly Wright, Nicolas Cantin

Produttori: HAUT ET COURT: Carole Scotta, Caroline Benjo, Simon Arnal, Barbara Letellier; THE FILM FARM: Simone Urdl, Jennifer Weiss

Distribuzione: Teodora Film
Nazionalità ed anno: Francia/Canada 2013

Durata: 143 minuti

 

Dopo il convincente e apprezzato La classe (Palma d’Oro a Cannes 2008) Cantet torna a posare il suo sguardo lucido ed empatico sull’universo complesso dell’adolescenza. Siamo nell’America repressiva e perbenista degli anni Cinquanta, dove un gruppo di ragazze, stanche di subire in silenzio i soprusi e le umiliazioni dei “maschi” (familiari, professori e compagni di scuola) forma una sorta di società segreta chiamata Foxfire. Guidate dalla carismatica e disincantata Legs, le ragazze si giurando fedeltà reciproca fino alla morte. L’intento è quello di vendicare ogni aggressione subita, a costo di fare ricorso alla violenza, ma anche quello di creare una rete di solidarietà rigorosamente femminile. Presto le protagoniste andranno ad abitare tutte insieme in una grande casa di campagna, rifugio accogliente e luogo in cui sperimentare un vivere comunitario secondo principi che richiamano l’ideologia comunista, che Legs forse conosce poco ma dalla quale è affascinata. La fermezza e la generosità di lei però non basteranno a garantire l’armonia all’interno del gruppo, dove lo stipendio delle poche che hanno un impiego non basta a mantenere tutte. Così, se inizialmente la violenza era una risposta necessaria e una giusta reazione difensiva, presto si trasformerà in una comoda scorciatoia per ottenere il denaro necessario a vivere.

Cantet descrive con accuratezza e precisione un ambiente fortemente oppressivo e soffocante, dove anche la legittima autodifesa viene letta come ribellione e pertanto punita da un sistema maschilista e ipocrita. Il regista si mette dalla parte dei (o meglio delle) più deboli, che sono tali anzitutto in quanto donne ma anche perché provengono da un mondo segnato dalla povertà e dal degrado. La spirale di violenza da cui le protagoniste si lasciano avvolgere è il prezzo – altissimo – della loro coraggiosa e indispensabile “disobbedienza”. In questa America che Cantet non perdona, apparentemente quieta e segretamente brutale e feroce, le contraddizioni sono ovunque (pensiamo al personaggio di Goldie, a suo modo femminista e tuttavia razzista); il contesto che circonda Legs e le sue amiche non permette loro di conservare alcuna innocenza, e le obbliga mano a mano a compromessi sempre più perversi e pesanti. Per questo il regista sembra perdonare, o meglio comprendere, le azioni delle ragazze, che pure se condannabili appaiono come il frutto di un irreversibile meccanismo di causa-effetto che si origina, innegabilmente, con le ingiustizie subite dalle stesse protagoniste. Del resto, per queste giovani donne sembra spesso non esserci scelta: chi mostra la propria fragilità diventa subito una vittima designata (come accade a Rita, che subisce violenza dai compagni e viene umiliata dal suo professore); chi invece combatte apertamente e senza remore si trasforma in un outsider, a tutti gli effetti nemico dell’intera società (è il caso di Legs, non più solamente ribelle ma infine fuorilegge). La possibile, seppure difficile, conciliazione tra questi due estremi è suggerita dal personaggio di Maddy, che dopo aver corso stupidamente dei grossi rischi si mostrerà più lucida e previdente delle compagne. Tuttavia lo sguardo ultimo di Cantet è saturo di amarezza, venato di pessimismo, e sottolinea ancora una volta quanto il contesto sociale possa essere determinante nella vita degli individui.


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