Cinema News — 17 gennaio 2013

Titolo: Frankenweenie

Stati Uniti, 2012

Regia: Tim Burton

Cast: (voci) Charlie Tahan, Martin Short, Winona Ryder, Catherine O’Hara, Martin Landau, Robert Capron

Durata: 87’

1984. Un 26enne Tim Burton, collaboratore alla Disney in veste di animatore (“Red e Toby”) e progettista (“Taron e la pentola magica”), sogna di fare il regista e chiede proprio a “papà” Disney una mano per portare a casa il suo primo lungometraggio, da realizzare in stop motion e in bianco e nero. Si tratta di “Frankenweenie”, la storia di un ragazzo e del suo cane e di come l’amicizia tra i due andasse oltre la morte dell’animale, visto che il ragazzo riesce a riportarlo in vita come fece Frankenstein con la sua creatura mostruosa. Il progetto però non passa così come è stato concepito e da un lungometraggio “papà” Disney mette a disposizione i mezzi per farne solo un corto, per di più live action e non in stop motion, tecnica troppo complessa e costosa. “Frankenweenie” così dura 29 minuti e ha un cast di tutto rispetto che comprende Shelley Duvall (“Shining”), Daniel Stern (“Mamma ho perso l’aereo”) e Sophia Coppola… ma non è quello che il giovane Burton aveva in mente.

Passano 28 anni e il sogno di quel ragazzo cresciuto a pane e mostri diventa realtà, solo che quel ragazzo nel frattempo è diventato uno dei più influenti registi di Hollywood ed è stata la stessa Disney ormai a chiedere all’autore una nuova collaborazione, dopo il successo commerciale di “Alice in Wonderland” che li aveva fatti rincontrare.

New Holland. Il giovane Victor Frankenstein è un ragazzino solitario e intelligente, appassionato di scienza e fortemente legato al suo cagnolino Sparky, praticamente il suo migliore amico. Un giorno però Sparky muore investito da un’automobile e Victor piomba nella disperazione. Illuminato da una lezione del suo professore di scienze sull’energia elettrica e il sistema nervoso, il ragazzino decide di provare l’esperimento sul cadavere del suo cagnolino, così riesuma Sparky e, approfittando del temporale, mette su un meccanismo per convogliare l’elettricità dei fulmini sul corpo inanimato del suo defunto animaletto. L’esperimento riesce e Sparky torna in vita! Victor decide però di tenerlo nascosto, finché un giorno l’animale va a farsi una passeggiata di nascosto nel quartiere e viene notato da Edgar, un compagno di classe di Victor, che prende al balzo l’occasione per ricattare il suo coetaneo.

Frankenweenie” versione 2012 è dunque proprio quello che Burton aveva in mente fin dal principio, ovviamente con i dovuti adattamenti alle nuove tecnologie che ne hanno migliorato l’aspetto formale, come l’utilizzo del moderno 3D che nell’incipit è anche intelligentemente contestualizzato in una logica da b-movie vecchio stile. Tutto inizia, infatti, con un filmino che Victor ha girato insieme al suo cane Sparky e che omaggia il cinema dei mostri giapponesi che a partire dagli anni ’50 si è diffuso con gran successo. L’immagine è sfocata e la voce di Victor ricorda alla madre che deve indossare gli occhialini se vuole vedere bene, visto che ha girato il filmino in 3D! Da qui parte un enorme e affettuoso omaggio a tutto il cinema fantastico con cui Burton è cresciuto e che ha sempre palesato nelle sue opere precedenti, dagli horror classici della Universal a quelli della Hammer, passando per la fantascienza nipponica e toccando il cinema degli anni ’80. “Frankenweenie” è proprio un emozionate ottovolante che ripercorre l’horror nelle sue epoche più felici, una colta operazione filologica che non mancherà di appassionare grandi e piccoli.

Dico grandi e piccoli perché, pur essendo un film d’animazione targato Disney e dunque pregno di buoni sentimenti che comunque sono assolutamente pertinenti e ottimamente gestiti nel contesto narrativo, “Frankenweenie” è un film che si rivolge in particolare a un pubblico adulto. Già l’utilizzo del bianco e nero, che serve a dare un contesto storico-temporale (ambientato negli anni ’60, anche se mai esplicitato) e citazionista al film, sembra una scelta anomala per un prodotto per famiglie, poi comunque c’è tutto un utilizzo di immagini ed espedienti cari al cinema di paura che senza mezzi termini potrebbero spaventare gli spettatori più piccini. Poi il gioco di rimandi al cinema del passato è di uso esclusivo degli appassionati al genere con riferimenti al “Frankenstein” di James Whale e al suo sequel “La moglie di Frankenstein”, a “L’uomo lupo”, “La mummia”, “Gamera”, “Dracula il vampiro” (le cui immagini scorrono sul televisore), “Gremlins” e l’attore Vincent Price, molto caro al regista, le cui fattezze sono riprodotte per il personaggio del professor Rzykruski, che in originale ha la voce di Martin Landau, che in “Ed Wood” interpretava Bela Lugosi.

Ma “Frankenweenie” non è un baraccone di citazioni ad uso e consumo dell’horror fan, è un film bello a prescindere, ricco di sentimento e con una messa in scena per alcuni versi davvero sorprendente. I personaggi sono ben scritti e ottimamente caratterizzati, a cominciare dai compagni di scuola di Victor, tra cui spicca Stranella, la ragazzina magra con sguardo sbarrato e tono di voce monocorde che se ne va in giro con il suo gatto Sig. Baffino, animale dalle incredibili capacità preveggenti. Comunque storia e personaggi sono immersi nella poetica tipica del cinema di Burton, cimiteriale e ultra dark anche se simpaticamente votata a suscitare emozioni, a cominciare dalla toccante storia d’amicizia tra un bambino e il suo cane.

Molto buono il 3D, solitamente inutile nei film d’animazione perché ormai standardizzato a un uso poco funzionale della profondità, mentre in “Frankenweenie” riesce a fornire un supporto per alcune scelte narrative che richiamino proprio l’uso che si faceva del 3D nei vecchi film di spavento.

Insomma, un’ottima prova per Tim Burton che dopo un timido ritorno qualitativo con un “Dark Shadows” che appariva comunque ancora troppo al servizio del mainstream hollywoodiano, torna con “Frankenweenie” a un’opera personalissima e in sintonia con i suoi grandi film degli anni ’90.

Il migliore tra l’ondata di cartoon horror a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi.

 

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