Archivio film Cinema News — 19 Novembre 2021

Regia: Gabriele Mainetti 

Genere: Fantasy

Sceneggiatura: Nicola Guaglianone, Gabriele Mainetti

Fotografia: Michele D’Attanasio

Cast: Claudio Santamaria, Aurora Giovinazzo, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz Rogowski.

Produzione: Andrea Occhipinti, Giuseppe Giglietti, Tommaso Arrighi, Mattia Guerra, Gabriele Mainetti, Philippe Logie, Stefano Massenzi, Jacopo Saraceni.

Nazionalità: Italia/Belgio

Anno: 2021

Durata: 141 minuti

Dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, Gabriele Mainetti aumenta le sue ambizioni e con Freaks Out firma la più imponente produzione italiana degli ultimi anni, che con i suoi 12 milioni di euro di budget risulta un vero e proprio kolossal che cerca di adattare il modello cinematografico hollywoodiano al contesto nostrano, mescolando riferimenti e citazioni provenienti dagli autori più disparati, da Tarantino a Fellini, da Spielberg a Rossellini.

Infatti, l’opera sembra essere una sorta di Bastardi senza gloria con i protagonisti dei Fantastici 4 della Marvel, qualche atmosfera felliniana e qualche citazione del neorealismo italiano, Roma città aperta in particolare.

Questo a cominciare dalla vicenda, che racconta le avventure di quattro circensi dalle caratteristiche particolari (l’uomo bestia, il ragazzo degli insetti, la ragazza elettrica e l’uomo calamita) durante la seconda guerra mondiale, tra bombardamenti aerei, nazisti che prevedono il futuro, partigiani zoppi ed ebrei da salvare dalle deportazioni.

Il risultato di tale operazione è altalenante e controverso: anche se Mainetti dimostra una certa padronanza tecnica nella messinscena, la carne al fuoco sembra davvero troppa per il giovane regista e sceneggiatore italiano, che spesso non riesce a gestire al meglio i diversi elementi presenti, soprattutto in fase di scrittura. Se si escludono i due protagonisti più giovani (la ragazza elettrica e il ragazzo degli insetti, ben interpretato da un ironico e stralunato Pietro Castellitto), la maggior parte dei personaggi è priva di spessore e l’andamento del racconto è spesso faticoso e farraginoso, raramente coinvolgente, soffocato dalla bulimia di omaggi, citazioni e situazioni.

Non sono d’aiuto in tal senso anche i diversi riferimenti storici, in particolar modo quelli alle deportazioni e alla Resistenza, che non solo caricano ulteriormente una narrazione già debordante di suo, ma che sembrano inoltre stonare in un’operazione ludica e fantastica come questa, anche a causa della poca delicatezza con cui l’autore li affronta, si pensi per esempio alla rappresentazione inutilmente grottesca e sopra le righe dei partigiani.

Come sopra accennato, la regia è invece piuttosto efficace, anche se a volte si perde in superflue prove di bravura (il bombardamento del circo) o di sfoggio di mezzi produttivi (la lunghissima battaglia finale).

Tutti elementi che privano Freaks Out di quella freschezza che aveva caratterizzato il precedente Lo chiamavano Jeeg Robot, film magari non scevro da limiti e ingenuità, ma sicuramente più originale, vitale e aderente al contesto italiano di quanto non lo sia il titolo in questione.

Ne consegue così che siamo di fronte a un’opera certamente interessante sul piano produttivo – cui risultati potranno essere oggetto di studi e valutazioni non certo banali –, ma totalmente squilibrata su quello cinematografico, troppo impegnata a unire gli elementi filmici e narrativi più disparati per riuscire a valorizzare in modo adeguato i suoi punti di forza.

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