Archivio film Cinema News — 25 dicembre 2016

Regia: Gary Ross

Sceneggiatura: Gary Ross

Cast: Matthew McConaughey, Gugu Mbatha Raw, Keri Russell, Mahershala Ali

Fotografia: Benoit Delhomme

Montaggio: Pamela Martin, Juliette Welfling

Musiche: Nicholas Britell

Scenografia: Philip Messina

Costumi: Louise Frogley

Produzione: Gary Ross, Jon Kilik, Scott Stuber

Distribuzione: Bluegrass Films
Huayi Brothers Media
IM Global
Larger Than Life Productions
Route One Films
Vendian Entertainment

Paese d’origine: USA

Durata: 139′

La storia vera del contadino Newton Knight che, durante la Guerra di Secessione, si ribello’ all’esercito confederato e ai soprusi da esso compiuti ai danni della povera gente costituendo una banda armata di disertori confederati e di schiavi fuggiaschi della quale divenne il leader.

Nel corso della visione di FREE STATE OF JONES, presentato in anteprima nazionale al Torinofilmfestval 2016, si percepisce la sincerita’ che sottende a questa ambiziosa operazione cinematografica di lodevole impegno civile, ma la lunga serie di avvenimenti storici che si snodano lungo un arco temporale che va dal 1862 al 1876 e’ impaginata in modo troppo freddo ed impersonale perche’ lo spettatore si prenda a cuore le gesta compiute da questi nobili personaggi che spesso sono delle pallide figurine oppure degli interessanti bozzetti con i quali e’ arduo empatizzare. La sceneggiatura macchinosa non rende giustizia al rapporto che lega Newton a Rachel, a Serena e ai suoi stessi compagni di lotta e l’insieme che ne risulta appare forzato, prolisso e superficiale. Gli attori coinvolti, a partire da un essenziale Matthew McConaughey, sono interessanti se presi singolarmente, ma nella coralita’ della loro interazione sembrano non ascoltarsi l’uno con l’altro. Si avverte in ognuno di essi la dedizione al personaggio storico che incarnano, ma questa introversione estrema nel loro ruolo non consente allo spettatore di affezionarsi o, alternativamente, di prendere le distanze dai personaggi a cui danno vita, un elemento che penalizza non poco lo spettatore, il quale, imprevedibilmente, si vede tagliato fuori dalle vicende storiche terribilmente attuali sulle quali si concentra il film e viene costretto a prendervi parte piu’ con la testa che con il cuore, in modo pedantemente cattedratico, come se dovesse studiare per forza un libro di storia per un esame liceale. Due le sequenze che rimangono impresse: quella in cui Newton e i ribelli spolpano il maiale sullo spiedo, sequenza che fa da controcanto alla spietatezza con la quale, in apertura, il regista insiste sulle raccapriccianti mutilazioni dei soldati e quella dell’impiccagione dei due bambini che venerano Newton e la sua attitudine al comando. Spiace che il regista abbia inutilmente contratto le sue emozioni affidandosi unicamente ad un cronachismo di
maniera per quasi tutta la durata del film, perche’ gli episodi in cui le ha scientemente palesate sono quelli in cui la Storia si manifesta in tutta la sua grandezza ed in tutta la sua forza eversiva.

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