Cinema News — 08 marzo 2013

Titolo: Gambit – Una truffa a regola d’arte
Regista: Michael Hoffman

Dopo averlo tenuto in cantiere per ben quattordici anni, il produttore Mike Lobell finalmente è riuscito a portare nelle sale il remake di Gambit – Grande furto al Semiramis, commedia del 1966 interpretata da Michael Caine e Shirley MacLaine. Al buon esito di questo adattamento dal vecchio script hanno contribuito il talento dei fratelli Coen, autori della sceneggiatura, il regista Michael Hoffman e tutto l’estro dei tre attori protagonisti, Colin Firth, Alan Rickman e, qui solarissima, Cameron Diaz.

Harry Deane (Colin Firth) è un curatore d’arte che lavora per un magnate dei media, Lionel Shahabandar (Alan Rickman), un insolente collezionista che non perde occasione per offendere il povero Harry, il quale vive così un forte senso di repressione nei confronti del suo datore di lavoro. Pensa dunque a un piano per vendicarsi di tutti i torti subiti: fare in modo che Mr. Shahabandar acquisti una falsa copia di quello che è il suo sogno da anni: I covoni di Monet. Per far riuscire l’imbroglio Harry e il suo assistente, il “Maggiore” (interpretato dal veterano del cinema d’autore inglese Tom Courtenay), devono coinvolgere una cow-girl texana, P.J. Puznowski (Cameron Diaz). Dal confronto tra i due, l’elegante e sofisticato londinese e la rozza cavallerizza texana, verrà fuori un disastro. Harry si troverà a vivere un vero e proprio incubo fatto di situazioni ingestibili ed esilaranti e tutto sembrerà andare verso il fallimento del suo piano di vendetta. Ciò nonostante, Harry riuscirà a trionfare anche se i colpi andati a segno saranno due…

I luoghi sono quelli molto sofisticati della Londra ricca ai quali si avvicenda uno spaccato della campagna texana, ambiente grossolano e a tratti incivile (P.J. dichiara addirittura di divertirsi davanti alle risse). Nella rappresentazione di questo incontro (o scontro) di due ambienti così diversi tra loro, non si salva nemmeno Londra, però. Cosa spinge una persona seria, pulita e onesta come Harry Deane ad agire in maniera scorretta e sleale, ricorrendo ad azioni illecite? Le cause si possono rintracciare nel ritratto grottesco di Lionel Shahabandar, sfacciatamente ricco ma allo stesso tempo prepotente, dall’animo incivile, insensibile e dai gusti strani (a lui piace stare completamente nudo, anche in ufficio) e in quello di Martin Zeidenweber (Stanley Tucci), altro curatore d’arte, ma poco professionale, poco preparato e, soprattutto, pronto a soffiare di nascosto il posto a Harry. Il loro decoro è soltanto superficiale e sfortunati sono coloro che si trovano costretti a confrontarcisi. Come Harry, appunto.

Voto 6 e 1/2.

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