Cinema News — 08 novembre 2012

Fantasy fa rima con successo. Negli ultimi anni la letteratura fantastica, da sempre sottovalutata da lettori e case editrici che la vedono come un genere per ragazzi o riservato a uno zoccolo duro di appassionati, sembra essere stata riscoperta con entusiasmo. Il motivo? Se è vero quello che si dice, cioè che in tempo di crisi sognare è gratis, ecco svelato l’arcano: i mondi fittizi aiutano a evadere dai problemi della quotidianità. Lo dimostrano le cifre: nel 2012 la vendita di libri fantasy registra un + 25%.

In questo panorama si inserisce George R. R. Martin, definito il Tolkien americano dalla rivista Time che lo ha anche inserito tra le cento persone più influenti del pianeta, autore della saga “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” che ha ispirato la pluripremiata Games of Thrones, serie tv dell’emittente americana HBO uscita in Italia con il titolo Il Trono di Spade.

In una sorta di Europa medievale, divisa in sette regni unificati sotto il vessillo di Robert Baratheon, il primo cavaliere del re muore e il sovrano viaggia verso il più estremo dei territori del Continente, Grande Inverno, per dare l’incarico a Ned Stark, suo amico d’infanzia e protettore del regno. Nel continente di Essos, terra delle città libere, gli esuli principi Targaryen – Viserys e la sorella Daenerys, ultimi della stirpe che ha governato per trecento anni – cercano alleati per riconquistare il regno che Baratheon ha sottratto loro. Al nord, la confraternita dei Guardiani della Notte difende la Barriera, imponente costruzione di ghiaccio, da oscuri pericoli. Quando re Robert muore in circostanze sospette, si fa avanti chi rivendica il regno: chi siederà sul Trono di Spade?

Re e regine, guerre, avventure e profezie: gli ingredienti per un buon successo ci sono tutti. Successo che arrivò già negli anni Novanta, quando Martin pubblicò il primo volume, “A Game of Thrones”. Nel 2011, quattro romanzi (nove nell’edizione italiana) e quindici milioni di copie vendute dopo, le Cronache erano un caso letterario tradotto in venti lingue che esigeva una trasposizione cinematografica. Martin rifiutò tutte le offerte: era impossibile riportare sul grande schermo le circa 4300 pagine della saga, senza contare che l’autore aveva già promesso altri due volumi. Entrò in gioco la HBO che, come aveva fatto con “Il ciclo di Sookie Stackhouse” da cui ha ricavato True Blood, ne acquistò i diritti per farne una serie tv. Un’operazione più che riuscita: perchè le serie tv piacciono e perchè se leggere il Fantasy è bello vederlo è ancora meglio, ma anche perchè senza le limitazioni di tempo del cinema si è potuta mantenere quasi inalterata la natura dei romanzi aggiudicandosi così anche la fedeltà dei fans della saga letteraria.

Ecco dunque com’è nato Il trono di spade: senza badare a spese – la prima stagione è costata 50 milioni di dollari, ma sono valsi tutti: gli effetti speciali e la ricostruzione curata fin nei minimi particolari delle molte ambientazioni (i set: Irlanda del Nord, Scozia, Marocco, Malta, Croazia e Islanda) denotano un realismo mai visto prima in tv –, con una sceneggiatura (di Benioff e Weiss, con la consulenza di Martin) piuttosto fedele e un cast azzeccatissimo tra cui figurano Sean Bean nel ruolo di Ned Stark, che indossa ancora panni epici dopo la parte di Boromir ne Il signore degli anelli, Mark Addy di Full Monty nelle vesti di re Robert e uno stupefacente Peter Dinklage (il nano Trumpkin ne Le cronache di Narnia: il principe Caspian) premiato con un Emmy, uno Scream Award e un Golden Globe per la sua interpretazione di Tyrion Lannister.

Oggi Il trono di spade ha due stagioni all’attivo e una terza in cantiere – e a detta dei produttori si continuerà finchè avranno seguito i romanzi di Martin; contando che i dieci episodi di ogni stagione corrispondono a un volume, dovremmo aspettarci sette stagioni –, con più di tre milioni di spettatori a puntata. Dopo True Blood e I Soprano, è la terza serie della HBO più seguita di sempre.

Laura Perina

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