Cinema News — 24 aprile 2014

Titolo originale: Fading Gigolo
Regia: John Turturro
Soggetto: Originale
Sceneggiatura: John Turturro
Cast: John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone, Sofia Vergara, Vanessa Paradis, Liev Schreiber
Fotografia: Marco Pontecorvo
Montaggio: Simona Paggi
Scenografia: Lester Cohen
Musiche: Abraham Laboriel, Bill Maxwell
Produzione: Jeffrey Kusama-Hinte, Bill Block, Paul Hanson
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità: USA
Anno: 2013
Durata: 98 min

Fioravante (Turturro) è un uomo solo, ormai non più giovane, che vive la sua vita con filosofia, tra qualche lavoretto sporadico e la sua passione per i fiori. Il suo amico Murray (Allen) è un vecchietto che si vede alla fine della sua vita attiva dopo aver chiuso la sua bottega di antichità, ma non per questo rassegnato a rimanere escluso da una società fuori dal suo tempo: infatti, coglie al balzo i capricci della dottoressa Parker (Stone) – sua dermatologa – che è alla ricerca di un uomo con cui soddisfare una fantasia erotica, e propone il suo amico solitario ritenendolo (a ragione) particolarmente portato per questo lavoro. L’esperienza è positiva, il business florido, ma finiranno con il mettersi nei guai con la comunità ebraica dopo aver osato avvicinare una donna (Paradis) oggetto d’interesse per il vigilante di quartiere Dovi (Schreiber): il fatto porterà a far rivalutare ai due protagonisti la portata di ciò che fanno.

Quinta opera diretta da John (la quarta anche scritta da lui), viene però il dubbio – guardandola – che l’abbia scritta Woody per come la religione ebraica (in questo caso, la comunità) assume tinte fosche, a metà tra luce e ombra, come di solito succede quando dietro la macchina da presa c’è appunto l’ormai settantottenne Allen: difficile credere che sia opera dell’italoamericano, visto che con un genitore pugliese e l’altro di origini siciliane non può che essere stato cresciuto come cattolico. Ci si chiede quindi se l’opera sia stata scritta a quattro mani, se la fonte dell’ispirazione sia stata Allen in persona o ancora se essa sia stata semplicemente influenzata in corso d’opera.

Il film appartiene al genere della commedia e in esso ritroviamo un Allen come non lo vedevamo da un lustro, quel personaggio buffo, impacciato, arguto che l’ha caratterizzato nelle sue commedie sofisticate di maggior successo. È grazie a lui e al suo pallino verso la psicoanalisi che arriva ad individuare nelle donne un bisogno naturale di affetto e di attenzione che porta alla logica conseguenza della necessità di avere un’offerta che risponda alla domanda. Ecco quindi che il suo personaggio, intriso di un cinismo che è fisiologicamente cresciuto con l’età, cerca di convincere il dubbioso – ma solo perché ancora relativamente giovane – e solitario Fioravante del bene che si può compiere con la professione dello gigolò.
Si è detto che un altro ritrovato protagonista di questo film è l’ebraismo, con la sua cultura e il suo popolo. Viene descritto contemporaneamente come la causa e la cura dell’attività lussuriosa dei due protagonisti: da una parte la cieca e ottusa osservanza della legge del vigilante e dall’altra la voglia di tornare a vivere di una vedova e di superare un lutto che – alla fine dei conti – non è la fine di tutto.

Insomma, una pellicola divertente, dove Allen si ritrova a fare il “Pappa” di un Turturro versione “Squillo”, ma che risulta comunque essere un film meditato.
Interessante particolare: il doppiaggio di Allen è affidato a Leo Gullotta, storico compagno del Bagaglino di Oreste Lionello che è stato l’inconfondibile voce dell’attore per anni. Nonostante si capisca che la voce non è quella alla quale siamo abituati, è altrettanto irriconoscibile il timbro di Gullotta, che si sforza egregiamente nell’imitare il suo caro compagno sia nell’intonazione che nella ritmica.

(1) Reader Comment

  1. Concordo.

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