Cinema News Registi — 13 agosto 2014

Regista e sceneggiatore, Giorgio Ferroni appartiene ai cineasti della generazione prebellica del cinema italiano ma la sua opera cinematografica più conosciuta al pubblico di massa è strettamente collegata con il periodo post-moderno degli anni Sessanta e Settanta. Ferroni comincia nell’industria cinematografica come assistente della regia e aiuto regista di Gennaro Righelli e negli anni Trenta – Cinquanta ha girato una serie di documentari. Con i suoi film a soggetto come Pian delle stelle (1946) e Tombolo, paradiso nero (1947) si avvicina nella linea tematica e nello stile filmico al movimento culturale che critici e storici hanno definito Neorealismo. Anzitutto dagli inizi degli anni Sessanta – periodo del boom produttivo del cinema popolare italiano – Ferroni è diventato un regista specializzato nei generi popolari richiesti dall’industria cinematografica, dalle coproduzioni, dalle distribuzioni internazionali e dal pubblico di massa. Ferroni si indirizzava anzitutto verso storie descritte come visioni spettacolari, sottolineando spesso scene d’azione e di battaglia rappresentative del suo stile registico quanto della “narrazione popolare”.

L’importanza culturale dell’opera di Giorgio Ferroni per il cinema italiano sta anche nell’aver anticipato le tendenze di alcuni generi popolari che negli anni Quaranta in Italia non erano ancora troppo attuali. Lo confermano il western comico Il fanciullo del West (1942) o Macario contro Zagomar (1944) che mescola generi come il giallo, il poliziesco, la fantascienza e la commedia. L’ingresso di Ferroni nel campo internazionale è arrivato con l’horror gotico Il mulino delle donne di pietra (1960), ambientato in Olanda e girato in Technicolor, anche doppiato in inglese per la casa di produzione americana Parade Releasing Organization. Mentre in questo film Ferroni sviluppa elementi caratteristici della narrazione gotica – con il tema di follia e gli omicidi segreti che avvengono in un vecchio mulino abbandonato – nei film successivi ascrivibili al cosiddetto peplum all’italiana predilige i racconti popolari del mondo greco-romano. In film come Le baccanti (1961), La guerra di Troia (1961), Ercole contro Moloch (1962), Coriolano, eroe senza patria (1963), Il colosso di Roma (1964) e Il leone di Tebe (1964) le storie avventurose si sviluppano a confine fra storia e mitologia.

Grande popolarità e successo commerciale hanno avuto i tre film Un dollaro bucato (1965), Per pochi dollari ancora (1966) e Wanted (1967) con Giuliano Gemma e con le musiche di Gianni Ferrio, che rappresentano uno dei modelli specifici di western all’italiana. Ferroni qui – come in un altro suo western, Il pistolero segnato da Dio (1968) con Anthony Steffen (Antonio De Teffè) – si rifà alla vecchia tradizione culturale europea e utilizza storie d’azione e d’avventura come nuova forma di spettacolo popolare. I western di Ferroni sviluppano un’iconografia (costumi, oggettistica, decorazioni, ambientazioni, locations) e delle situazioni tipicamente rappresentative dell’identità culturale italiana. Il tema musicale dei titoli di testa di Un dollaro bucato scritto da Ferrio è stato riproposto anche da Quentin Tarantino in Bastardi senza gloria (Inglourious Bastards, 2009). In Per pochi dollari ancora Ferrio ha invece usato e arrangiato il tema “Penso a te”, scritto originariamente da Ennio Morricone per il mondo-movie I malamondo (1964) di Paolo Cavara, dove è presente anche una versione vocale cantata da Catherine Spaak.

La spettacolarità della visione “panoramica” caratterizza anche altri film di Ferroni, anzitutto quelli di genere spionistico come New York chiama SuperDrago (1966) e di genere bellico come La battaglia di El Alamein (1969). Quest’ultimo film, scritto da Ernesto Gastaldi e Remigio Del Grosso e realizzato dai produttori Mino Loy e Luciano Martino, segue la storia dei soldati italiani sul fronte africano durante Seconda Guerra Mondiale.

Infine, negli anni Settanta Ferroni ha girato soltanto tre lunometraggi: il film d’avventura L’arciere di fuoco (1971) che riprende – con modifiche e variazioni – le storie e le leggende popolari su Robin Hood; l’horror gotico moderno La notte dei diavoli (1972), con alcune connotazioni psicanalitiche che richiamano il pensiero di Sigmund Freud; la commedia d’azione e d’avventura Antonio e Placido, attenti ragazzi… chi rompe paga (1975). Giorgio Ferroni apparteneva, in conclusione, all’epoca di quella vecchia generazione di registi che hanno cercato e rintracciato nuove modalità espressive all’interno dei generi popolari degli anni Sessanta e Settanta, abbracciando le tendenze delle coproduzioni internazionali e del mercato mondiale.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.