Archivio film Cinema News — 18 novembre 2013

Titolo originale: Jeune et Jolie

Regia: François Ozon

Sceneggiatura: François Ozon

Cast: Marine Vacth, Géraldine Pailhas, Frédéric Pierrot, Fantin Ravat, Johan Leysen, Charlotte Rampling, Nathalie Richard, Djédjé Apali, Lucas Prisor, Laurent Delbecque

Fotografia: Pascal Marti

Montaggio: Laure Gardette

Scenografia: Katia Wyszkop

Musiche: Philippe Rombi

Suono: Brigitte Taillandier

Produzione: Mandarin Films

Distribuzione: BIM distribuzione

Origine: Francia

Anno: 2013

Durata: 90 minuti

Isabelle ha diciassette anni e vive con la madre, il fratello minore e il patrigno. Durante una vacanza al mare conosce un ragazzo tedesco che si invaghisce di lei, ma la scoperta dell’amore sembra lasciarla piuttosto fredda e indifferente. Tornata a Parigi, inizia a prostituirsi cercando clienti via internet. Nasconde i molti soldi che guadagna in un astuccio che mette in fondo all’armadio, e non li spende mai. Nessuno sospetta nulla, né la famiglia né gli amici. Finché un giorno, mentre si intrattiene con un cliente abituale, accade qualcosa che la sconvolge e cambia drasticamente il corso degli eventi.
Lontano da ogni stereotipo tanto quanto dalla pretesa di analizzare le cose attraverso la lente della psicologia, il film di Ozon rifiuta qualsiasi giudizio etico o morale rispetto alle scelte della protagonista. La macchina da presa indugia sull’incanto della sua bellezza conturbante, ma lo sguardo del regista è impossibilitato, quanto quello dello spettatore, a penetrare sotto la superficie delle cose: il sentire profondo di Isabelle resta indecifrabile. L’adolescenza, ci dice insomma Ozon, racchiude in sé un nucleo di mistero. Consapevole, rispettoso, il regista resta allora sulla soglia di questo enigma, che osserva con attenzione e partecipazione senza tuttavia pretendere di scioglierne i nodi, senza tentare di spiegare forzatamente l’inspiegabile, o attribuire un senso univoco e specifico a quanto accade.
Già dai tempi della fascinosa e spiazzante favola nera Gli amanti criminali (1999) Ozon aveva intrecciato amore e aberrazione per descrivere l’adolescenza come qualcosa di enigmatico e indefinibile. Ora a parlare è il volto di Isabelle – una splendida, ammaliante Marine Vacth – volto limpido e pieno di grazia, apparentemente indifferente rispetto all’enormità di ciò che succede. Tutti quelli che la circondando – dalla madre, incredula e sconvolta, allo psicologo che ostenta calma e disinvoltura – tentano o credono di poter comprendere, razionalizzare, spiegare, a volte perfino giudicare. La ragazza al contrario non sembra ritenere necessaria alcuna spiegazione, e oppone ai loro tentativi di dialogo un silenzio irritato e spazientito, forse conscia che le motivazioni del suo comportamento sono in fondo in parte oscure anche per lei stessa.
C’è solo un personaggio – magnetica apparizione della grande Charlotte Rampling – che si avvicina alla protagonista in un modo del tutto inatteso e differente rispetto agli altri: possiamo ipotizzare allora che proprio la sua presenza possa essere l’imput, per Isabelle, per chiudere il capitolo della sua vita che Ozon ha voluto raccontare e iniziarne un altro.


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