Archivio film Cinema News — 29 luglio 2015

Giovani si diventa

In Giovani si diventa di Noah Baumbach, Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts) sono una coppia di quarantenni newyorkese sui generis. I due, in piena crisi di mezza età, incontrano una coppia di ventenni, Jamie (Adam Driver) e Darby (Amanda Seyfried) due intellettuali e hypster dalla forte personalità. Travolti dall’energia della nuova conoscenza, i due protagonisti, iniziano a trascurare gli amici di sempre per lasciarsi inglobare nel mondo di Jami e Derby.
Un altro film che riflette sul cinema, sulla sua Storia e i nuovi linguaggi: la pellicola tratta della “morte” del cinema militante degli anni Settanta, un cinema pilastro di onestà intellettuale, contro il modo attuale di fare film e soprattutto documentari, spensierato, leggero, in cui l’etica non ha poi tutta questa importanza. Nel documentario una storia può essere anche rimaneggiata partendo da una semplice idea, infatti oggi, nei corsi di cinema ti insegnano a uscire, girare e montare tutto in una notte. Mentre il lavoro che porta avanti Josh è decennale, sistematico, preciso e rigoroso in ogni suo tassello contro un cinema documentario che vuole fermare frammenti di realtà spesso ricostruita a dovere.
Come realizzare un film materialista ed intellettuale allo stesso tempo si chiedeva Eisenstein?
Apparentemente quella di Josh è una “generazione ossessionata dal successo” a confronto di una che predilige il percorso e viene messa in scena, inizialmente, una visione distorta di tutte e due le parti, generalizzando. In realtà vengono rappresentati due stili di vita diversi, più che altro si tratta di un evoluzione di un determinato ceto di artisti ed intellettuali newyorkesi, un come siamo e come eravamo. Josh è incredulo quando Jamie si racconta e veicola lo zoom della macchina da presa verso di se determinando l’essere cinico del giovane rampante. Qual’è il confine tra realtà e finzione? Questa è una riflessione critica sulla verità nel cinema documentario, infatti Josh insegna cinema e parla di Nanook Of The North (1922) di Robert J. Flaherty, documentario con delle scene ricostruite, lo potremo definire un docu -film in nuce. Ma nell’opera emerge anche la difficoltà nella gestione del potere del cineasta che riflette la politica contemporanea e giustifica le modalità di approccio al mezzo: l’ereticità degli anni Settanta determinava un cinema militante veramente alternativo, oggi questa dimensione è solo nostalgica.
In realtà il film ci mostra come è possibile sfatare gli stereotipi: nell’apparente purezza della gioventù si possono nascondere anche la disonestà e in definitiva il successo piace a tutti, siamo umani e non giovani o vecchi e il compito della pellicola è anche di sfatare il mito che giovane è meglio, anche perché la battuta finale di Josh: “Avevi ragione, non è cattivo è solo giovane” denota che il valore sta nell’esperienza e nell’integrità umana.
A Baumbach interessa molto il confronto fra Josh e Jamie, dibattere sull’onestà e del grado di screditamento di ogni forma di testo nell’industria culturale e dello spettacolo. Al di là dei contenuti la storia scorre piatta senza slanci ricalcando un certo tipo di cinema citazionale.

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