Archivio film Cinema News — 21 Luglio 2015

Avere 20 anni non è sempre sinonimo di fortuna, felicità e innocenza di spirito. L’età è una condizione dell’anima, non un risultato anagrafico: Giovani si diventa. Dopo il successo in bianco e nero di Frances Ha, Noah Baumbach continua a lavorare con Ben Stiller nel suo ultimo progetto, una commedia dolce amara sullo scontro generazionale tra i mattoncini rossi della Grande Mela. Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts), lui documentarista in crisi creativa e lei produttrice, sono una coppia che dietro la patina brillante della vita da quarantenni newyorchesi nascondono l’insoddisfazione e la frustrazione dell’insuccesso. Lui non riesce a terminare il laborioso documentario al quale lavora da 10 anni e lei non riesce ad avere figli. Quando si imbattono nei giovani Jamie (Charles Grodin) e Darby (Amanda Seyfried), due spiriti liberi entusiasti della vita, cominciano a uscire con loro e far la vita da venticinquenni.

“Prima di conoscerti-confessa Josh a Jamie- gli unici sentimenti che conoscevo erano l’orgoglio e lo sdegno”. Poi tra un corso di hip hop, pomeriggi sui videogames e un sabato sera alle sedute purificatrici dello sciamano, Josh e Cornelia ritrovano quello spiraglio di giovinezza che avevano perso o che forse non avevano mai avuto. Se in Frances Ha il regista osserva l’ingenuità e l’immaturità dei giovani di fronte alla vita adulta, ora si sofferma sull’incapacità degli adulti di accettare il trascorrere del tempo. Ossessione di una modernità perennemente alla ricerca dell’elisir di giovinezza che guarda al passato attraverso lo sguardo del contemporaneo consumismo.

Baumbach porta in scena uno scontro intergenerazionale in cui il confronto tra giovani e vecchi porta a un rovescio di valori da cui i vecchi ne escono rafforzati. Jamie anche lui regista, dietro la presunta ammirazione per Josh, porta abilmente avanti il suo gioco per arrivare a realizzare il suo documentario con il famoso produttore, padre di Cornelia. Il mito di Josh va in frantumi, il modello di freschezza, entusiasmo e spontaneità si rivela solo una bella caricatura. La coppia di Millennials (nati tra gli ’80 e gli Zero) si ispira agli Gen-xers (nati tra i ’60 e gli ’80), recuperando i loro scarti, riutilizzando i loro simboli per affermare la propria identità. Ma la voracità dei giovani, la superficialità della logica usa e getta, l’impietoso machiavellismo entra presto in contrasto con lo spirito della generazione precedente che ancora conserva un’etica, crede a imprescindibili valori in un mondo regolato da un preciso codice.

Sono evidenti i riferimenti a Crimini e misfatti di Woody Allen, dalla storia del documentario irrealizzabile all’inganno del purismo e il trionfo della menzogna. Il cantore di New York è sempre dietro l’angolo nei film di Baumbach senza mai rivelarsi davvero. Il regista gioca con le allusioni colte e le citazioni raffinate fino ad ammiccare a Il costruttore Solness del drammaturgo norvegese Henrik Ibsen, si diverte a giocare con i linguaggi della commedia intellettuale newyorchese per poi scindere il comico dal colto. Il regista americano dunque, imita i suoi modelli senza però possedere il loro genio. E cosi, la storia rimane in bilico tra il dramma e la commedia sul filo dell’incertezza. Sebbene, minuziosamente curata fino al dettaglio, l’ultima opera di Baumbach rimane una piacevole evasione in una Manhattan post-Allen che sulla colonna sonora di James Murphy eleva la truffa ad arte e il furto a massima di vita.

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