Archivio film Cinema News — 05 febbraio 2014

Titolo: Hercules – La leggenda ha inizio
Regia: Renny Harlin
Soggetto: Renny Harlin
Sceneggiatura: Renny Harlin, Giulio Steve, Sean Hood, Daniel Giat
Cast: Kellan Lutz, Gaia Weiss, Scott Adkins, Roxanne McKee, Rade Serbedzija
Fotografia: Sam McCurdy
Montaggio: Vincent Tabaillon
Scenografia: Luca Tranchino
Musiche: Tuomas Kantelinen
Produzione: Renny Harlin, Boaz Davidson, Danny Lerner, Gisella Marengo, Les Weldon
Distribuzione: M2 Pictures
Nazionalità: USA
Anno: 2014
Durata: 99 min.

 

Alcmena, moglie del crudele e avido re Anfitrione, col desiderio di porre fine al regno di terrore che suo marito aveva instaurato nell’antica Grecia, rimane incinta di Zeus, dando alla luce un semidio, Hercules.
Il giovane si innamorerà in seguito della principessa di Creta, Ebe, ma il loro amore proibito porterà un sacco di guai al nostro eroe.
Il protagonista verrà così venduto come schiavo in Egitto, da dove si farà strada a colpi di spada nelle arene siciliane e elleniche.
Diventato una specie di gladiatore di successo, il semidio farà ritorno alla sua terra natia per riprendersi il trono e la principessa Ebe.
Renny Harlin ha da sempre una carriera incostante, costellata da alti e bassi, ma è anche riuscito a regalarci piccoli gioielli come Die Hard 2 e Cliffhanger. Alla luce degli eventi, forse Harlin dovrebbe occuparsi più di polizieschi che di film in costume, stile peplum.
Visivamente brutto, questo nuovo Hercules, lascia spiazzati per la poca dedizione con la quale viene girato. Il film deve molto a “Il gladiatore” (di Scott) e a “300” (di Snyder), talmente tanto che la storia pare una breve e superficiale rivisitazione del primo, senza accennare quasi mai alle caratteristiche divine che contraddistinguono l’eroe Hercules nell’epica classica.
A causa di un budget limitato, alcune sequenze ad effetto, sembrano essere girate con vecchie tecniche, tipiche del peplum degli anni Cinquanta e Sessanta, mentre gli effetti visivi risultano fasulli e incidono sulla scarsa credibilità del film.
La sceneggiatura povera, con dialoghi da quinta elementare, rende il tutto ancora più insipido. Lo stesso Chirone, precetto e filosofo, predica e insegna solamente con frasi fatte, tipiche di adesivi e cioccolatini.
La scelta infelice del cast, con a capo Kellan Lutz – forse un tentativo del regista di avvicinare al genus i fan della saga di Twilight e quella di Spartacus – risulta poco convincente, mentre l’unica eccezione riguarda i combattimenti. Ben curati sotto ogni punto di vista, degni di veri incontri di Wrestling, regalano gli unici attimi di divertimento allo spettatore.
A difesa del regista – va detto – con un budget simile era difficile ricreare la grandiosa atmosfera epica che dovrebbe contraddistinguere il genus.

Provaci ancora Renny!

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