Archivio film Cinema News — 29 novembre 2013

Mentre quella di Harry Potter è volta al termine (l’ultimo film della serie è uscito nelle sale due anni fa), una nuova saga fantasy-adventure si sta prendendo la scena internazionale tra ampie categorie di fan. Non solo giovani maghi, questa volta. Hunger Games, infatti, è apparso, fin a partire dall’anno scorso, quando è uscito il film tratto dal primo romanzo della collezione scritta da Suzanne Collins, come un fenomeno trasversale, apparentemente appetibile per qualsiasi età del pubblico.
I contenuti dei tre romanzi della Collins e del primo film, diretto con grande personalità da Gary Ross, svestito dei suoi soliti panni di sceneggiatore, sono di una profondità impressionante. Profondo quanto complicato.
A onor del vero, la complessità di lettura di Hunger Games non è ricollegabile unicamente alla natura delle tematiche della storia, ma anche a una curiosa peculiarità formale. Il primo capitolo della saga, che dovrebbe avere, tra le altre, la funzione di introdurre gradualmente lo spettatore nell’ambientazione, tanto interessante quanto paradossale, dei Distretti e di Capitol City, comincia, al contrario, in medias res.
Distante anni luce dall’essere particolareggiata, la genesi della fabula di Hunger Games si rispecchia in un momento storico indefinito e in un continente nordamericano pressoché inconfrontabile con quello attuale. Il lettore/spettatore è impossibilitato a capire quello che il mondo ha provato e vissuto pre-Mietitura.
Ammetto che uno “storico” come il sottoscritto ha scricchiolato sotto i colpi di una serie di fotogrammi ingiustificati. E dopo 15’ di film, ritrovarsi a pensare: “A un certo punto, può essere difficile, ma certamente necessario inserire nella trama un raccordo!”. Cosa che non avviene, in Hunger Games.
In realtà, però, ripensandoci, il disorientamento e la velocità d’immedesimazione della storia non è fuori luogo, ma concorre anch’essa a stimolare il lettore/spettatore a non rimanere passivo di fronte allo sviluppo della trama.
L’approccio a Hunger Games, in particolare se avvenuto senza essersi documentati prima, è fulminante: è come essere catapultati dal nostro freddo invernale che ci costringe a rimanere tappati in casa nel bel mezzo di una foresta tropicale dove la diversità del clima e delle realtà che ti circondano affascinano quanto impauriscono: una storia che stimola a mettersi in moto, nella propria interiorità.
La trasgressione formale può danneggiare, e ha danneggiato in passato, anche l’opera di grandi romanzieri. Ma se giustificata dal contesto e dalle caratteristiche di un libro che ha inaugurato un nuovo genere letterario, può rappresentare un’arma letale di successo.


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