Archivio film Cinema News — 06 Novembre 2021

Thriller rurale, veicolo per Charles Bronson, destinato di lì a poco ad impersonare il sogno d’ordine e di legalità fai-da-te col primo Giustiziere della notte, Mr. Majestik-A muso duro (1974) di Richard Fleischer è un discreto action movie che però non spicca in modo particolare in una filmografia ricca di riuscite ben maggiori. Lo stesso regista si dichiara soddisfatto di questo “ottimo prodotto commerciale”, che resta uno dei suoi film più redditizi al box office, ma che, anche se filmato con un indiscutibile stile, non regge il confronto coi suoi numerosi capolavori pregressi (cito i miei preferiti: Sterminate la gang!, L’altalena di velluto rosso, Sabato tragico, I Vichinghi, Lo strangolatore di Boston, 2022: I sopravvissuti). La sceneggiatura di Elmore Leonard cala in un contesto contemporaneo una storia che ha legami tematici, personaggi, situazioni, sviluppi narrativi col western. Vince Majestik è il padrone di vasti terreni (un ranch) in Colorado. Assume dei braccianti perlopiù messicani per la raccolta dei suoi cocomeri (per le sue mandrie), ma deve fronteggiare le imposizioni di un giovane bullo (un aspirante pistolero), che pretende di fargli assoldare dei locali lavoratori bianchi, a minor costo, ma con minore resa (in quanto puri ubriaconi). Rimesso in riga da Majestyk, il ragazzo lo denuncia alla polizia cittadina (allo sceriffo), che arresta il coltivatore di angurie e lo sbatte in prigione. Qui il nostro si inimica Frank Renda, un notissimo gangster (il tipico villain), che i suoi complici tentano di liberare, durante il trasferimento in bus (in diligenza) dei detenuti al tribunale, ma che Majestyk fa prigioniero durante una rocambolesca fuga sul bus. L’idea di barattare il criminale con la propria liberazione fallisce, e Vince deve vedersela col killer ed i suoi soci (la banda dei fuorilegge) in mortali inseguimenti in auto (a cavallo), culminanti in una disfida finale (nel classico gunfight), che, ovviamente, vede il trionfo dei buoni. Questo simil-western dalle iniziali intenzioni progressiste, che diviene poi un revenge movie abbastanza scontato, sancisce dunque   il principio riformista che il diritto al lavoro (inteso soprattutto come diritto del padrone di assumere chi gli pare nella sua proprietà) è sacro. Gli eventuali oppositori vanno incontro a grossi guai, perché è del tutto lecito utilizzare la violenza (le armi) contro quanti tentano d’imporre le proprie regole illegali col ricorso alla violenza. Il richiamo al western è rafforzato dalla scelta di Charles Bronson a protagonista: molte scene richiamano infatti Chato (1972): braccato come l’apache del film di Michael Winner, Majestik ne possiede l’astuzia, la perfetta conoscenza dei luoghi, una “natura” selvaggia perfettamente fusa con l’ambiente circostante (Bronson, invisibile ai suoi avversari, striscia sul terreno come un serpente in ambedue i film).   È chiaro comunque che al western si aggiungono tratti propri di altri generi. Il killer di Al Lettieri ricorda un ruolo analogo dell’attore in Getaway! (1972) di Sam Peckinpah (un regista legato a doppio filo al western), ma deriva pure dal precedente film di Fleischer Il boss è morto (1973), in cui il delinquente si chiamava Vince!… Alcuni omicidi efferati sono tipici del gangster movie (p.es. l’agente massacrato da Renda a colpi di asse di legno nella toilette all’aperto rovesciata da un’auto), mentre la movimentatissima sparatoria tra malviventi ed agenti nell’assalto al bus dei detenuti pare un calco de I nuovi centurioni (1972). La più sorprendente fra queste autocitazioni è sicuramente la distruzione del raccolto di cocomeri a raffiche di mitra e colpi di pistola, un momento dal sapore ecologico: le angurie che esplodono (al ralenti…) nel magazzino di Majestyk si collocano a fianco del durissimo (all’epoca) messaggio anti-pollution dello stupendo fantascientifico Soylent Green. Richard Fleischer ha fatto di meglio, certamente. Ma anche un film di routine come questo possiede momenti di enorme fascino come quelli sopra citati: gli artigiani di Hollywood ci sapevano fare, eccome!

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