Archivio film Cinema News — 04 Ottobre 2014

Titolo Originale: Sullivan’s Travels
Regia: Preston Sturges
Soggetto: Preston Sturges
Sceneggiatura: Preston Sturges
Cast: Joel McCrea, Veronica Lake, Robert Warwick, William Demarest, Porter Hall, Byron Foulger
Fotografia: John F. Seitz
Montaggio: Stuart Gilmore
Scenografia: Hans Dreier, A. Earl Hedrick
Musiche: Cherles Bradshaw, Leo Shuken
Produzione: Paul Jones, Buddy G. DeSilva; Preston Sturges
Distribuzione: Paramount Pictures
Nazionalità: USA
Anno: 1941
Durata: 90 minuti

Il genere screwball comedy, o “commedia svitata”, il cui nome deriva dal baseball e con cui ci si riferisce alle pellicole caratterizzate da una sceneggiatura brillante, spasmodica, imprevedibile messa al servizio di trame allegre e leggere, deve molta della fortuna che ha riscosso tra il 31 e il 42 (dalla nascita con The Front Page di Milestone alla fine con Ritrovarsi di Sturges, anche se film successivi a questa data come Ero uno sposo di guerra di Hawks o Arianna di Wilder rientrano comunque in questa gerarchia) a grandi registi che ne hanno pienamente sfruttato le potenzialità, intuendo l’importanza di un genere simile nel periodo post-grande crisi americana. Tra i vari Lubitsch (Partita a quattro, L’ottava moglie di Barbablu, Fra le tue braccia, Angelo), Cukor (Incantesimo), Capra (Accade una notte), Hawks (La signora del Venerdì, Susanna), spicca il nome di Preston Sturges, autentico “golden boy” della Paramount capace, a differenza dei maestri citati in precedenza, di scrivere da solo i film da dirigere. Oltre al simpatico Un colpo di fortuna, che riflette sul mito del successo, e lo stupefacente e poco conosciuto Lady Eve, commedia romantica sull’educazione dell’uomo (sulle orme dei migliori Lubitsch) con un grande Henry Fonda, il più conosciuto e riuscito è I Dimenticati, che fin dalla trama si candida per essere il film-manifesto del genere screwball.
John Sullivan, regista hollywoodiano di successo, sostiene che realizzare e arricchirsi con film comici in tempo di guerra sia sbagliato, e decide di dirigere un dramma sociale, Fratello dove sei?. Partito come un tramp nell’America in crisi con l’intento di farsi un’idea sul campo, accompagnato da una aspirante attrice, finisce per errore ai lavori forzati e il mondo lo crede morto. Tra dolori e sofferenze, trova conforto grazie alla proiezione di divertenti opere Disney e capisce il vero senso del suo cinema, allietare la gente e dare evasione dalla triste realtà.
Nell’opera che esalta maggiormente il genere che gli ha dato fortuna, Sturges gioca però con l’alternanza, passando per tutto il film dal dramma al comico, dal road movie alla romantic comedy, cinema carcerario e, infine, anche animazione. È la sua pellicola più complessa nella apparente semplicità della trama, il più meta-cinematografico, in cui la contrapposizione tra la ricchezza smisurata di Hollywood e l’immane povertà dei “dimenticati” americani, da critica esplicita diventa esaltazione del mondo della settima arte, delle sue storie, della capacità di distrarre la gente, di dar loro attimi di bene e gioia. Il cinema mostrato come strumento per solidarizzare, per avvicinarsi agli altri, come accade nella chiesa in cui vengono accolti i carcerati; ma anche il cinema che offre seconde occasioni (la ragazza, aspirante attrice fallita, che trova con Sullivan una nuova possibilità), che non abbandona i suoi uomini (la troupe che segue costantemente il regista). Bravissimi gli interpreti, soprattutto Veronica Lake sublime sia come diva che come vagabonda. Impeccabile il bellissimo b/n di Seitz che, alternando luci e ombre, fa quasi sembrare il viaggio di Sullivan una discesa negli inferi (basti pensare alla luminosità della villa a Los Angeles contro l’oscurità dei dormitori comuni). I fratelli Coen hanno utilizzato il titolo del film di Sullivan per realizzare una delle loro migliori opere. Un capolavoro vero, tra i migliori del periodo classico. Dedicato dal regista “a tutti gli uomini buffi e ai clown che hanno fatto ridere la gente”. Anche Sturges entra con merito in questa categoria.

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