Archivio film Cinema News — 30 Novembre 2021

Thunder Bay-La baia del tuono (1953) è un discreto avventuroso che, su richiesta di James Stewart e del produttore Aaron Rosenberg, la Universal affida alla regia di Anthony Mann dopo il successo riportato dai tre con Winchester ’73 (1950). Pur essendo un’opera di comando su cui lo stesso regista avanzava delle riserve (il soggetto era debole anche per un film commerciale, e ci avevano messo le mani troppi sceneggiatori (v. intervista in Positif n.94, aprile 1968), girato en plein air nelle acque della Florida e del Golfo del Messico, ottenne un certo successo e non incrinò affatto il rapporto con Stewart e Rosenberg.Vi si narra dell’arrivo nel 1946 in Louisiana dell’ingegnere Steve Martin, assolutamente convinto della presenza del petrolio nel Golfo della Louisiana e della possibilità di estrarlo su una piattaforma da lui inventata.   Pur di vedere realizzata questa sua certezza maniacale e di vincere quella che per lui è diventata una sorta di “crociata” (è il suo amico e compagno in Marina Johnny Gambi a definirla così), egli è disposto a dedicarvi tutte le sue energie, a rinunciare al sonno, persino all’amore. A sconfiggere la sua tenacia sembra poter essere il denaro: la compagnia che finanzia le ricerche non crede in un esito positivo, e vorrebbe ritirarsi, mentre il petroliere McDonald (interpretato dal simpatico Jay C. Flippen, già agli ordini di Mann in Winchester ‘73 e in Bend of the river-Là dove scende il fiume, 1952) non ha più un soldo, avendo investito tutto il suo capitale nell’impresa, contro il parere della Società che presiede. Tutto sembra perduto, anche l’amicizia di Johnny (Dan Duryea, presente in Winchester ’73 e, nel 1945, in The great Flamarion-La fine della signora Wallace) con cui il caparbio Steve ha avuto un durissimo scontro a pugni perché Johnny aveva abbandonato la piattaforma in un momento assai difficile, per andare a sposarsi a Port Felicity con una giovane bellezza locale. Ma Steve è un osso duro: proseguirà anche da solo le ricerche. L’eroe di Mann (incarnato alla perfezione da Stewart nei cinque western col regista, mentre qui la sua interpretazione è dignitosa, ma di routine) trova quindi un prezioso alleato nell’’amicizia: la decisione di Steve è seguita infatti da Johnny, che, vivendo a contatto quotidiano con loro sulla piattaforma, conosce bene la psicologia degli operai, sa quali tasti premere per arrivare a toccare i loro sentimenti. Se, dopo le botte che si sono scambiati, Gambi torna a lavorare con Martin, perché gli operai non possono fare lo stesso? In fondo – è il succo del ragionamento dei salariati- si rischiano solo poche giornate di lavoro… Johnny funge così da intermediario, da volano fra l’eroe e la massa, convincendo astutamente quest’ultima a seguire la via tracciata dal capo.           A differenza degli eroi di gran parte dei registi hollywoodiani, caratterizzati da un individualismo fine a sé stesso, i protagonisti dei film di Anthony Mann tendono ad usare il loro individualismo a fini sociali, mirano alla solidarietà di gruppo, che riescono ad ottenere proprio in virtù del loro, spesso sfrenato, voler far da sé. Il loro modo di agire fa da leva, da levatrice, da lievito per le azioni degli altri. Consideriamo il rapporto di Steve col mondo dei pescatori di granchi, ostili al progresso rappresentato dal petrolio (inutile cercare una coscienza ecologica in un film del 1953!) perché esso provocherebbe la scomparsa dei granchi, quindi la fine del modo di vita, immutato e immutabile, ereditato dai padri. Il plot si preoccupa di soddisfare le esigenze di tutti, in quanto Steve raggiunge il suo obiettivo, la conferma che il petrolio c’è davvero in quelle acque, e scopre miracolosamente che i gamberi giganti cercati da sempre dai pescatori bazzicano di notte nei pressi della piattaforma. E – geniale !- non sarà Steve a rivelarne la presenza dove nessuno immaginerebbe di trovarli, bensì il più individualista dei pescatori, Teche Bossier (Gilbert Roland, con Mann già in The furies-Le furie, 1950), gran bevitore dall’eloquio ipnotico e infallibile rubacuori, visto che, a suo dire, non ha mai conosciuto un rifiuto da parte di una donna. Il fatto però che l’intelligente Stella (Joanne Dru, splendida con le sue camicette bianche o dei coloratissimi calzoncini da spiaggia), gli preferisca Steve fa supporre che le sue siano pure vanterie da macho da osteria. Comunque, come Johnny ha saputo indirizzare le scelte degli operai, così Bossier convince i pescatori che l’estrazione del petrolio non fa affatto sparire i granchi dal mare, anzi…Ogni uomo – sostiene Mann – ha la sua crociata, ed ognuno ha in essa una funzione ben precisa: quella dei pescatori è pescare i gamberi, quella di Bossier è condurli dove questi stanno nascosti.                                   Nel 1946 il sogno americano godeva ancora ottima salute se, con la sola forza di volontà, chiunque poteva ottenere un successo personale eccezionale, senza peraltro danneggiare gli interessi della comunità, che inizialmente aveva manifestato grossi dubbi circa le idee innovative dei cercatori di petrolio arrivati da fuori (del resto la diffidenza degli abitanti di qualsiasi little town verso gli estranei/strangers è una costante del western, genere d’elezione del regista). In definitiva un film, tutto sommato, ancora godibile oggi.

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