Cinema I film ispirati ai libri News — 25 ottobre 2012

I film di fantascienza ci hanno fregato” scriveva Philip K. Dick su “SelectTv Guide” nel 1981. Un autore visionario e, si direbbe, anche un po’ profeta.

Nessun narratore ha ispirato il cinema tanto quanto lui: una decina le pellicole tratte dai suoi racconti (Total Recall, Minority Report e Paycheck tra i più noti, Next e I guardiani del destino gli attuali) e un successo, a onor del vero, che gli venne tributato solo post-mortem. Dick non vide mai nessuno di quei film che aveva ispirato, altrimenti su “SelectTv Guide” chissà cos’avrebbe scritto; se ne andò nel 1982 a pochi mesi dall’uscita nelle sale del primo libero adattamento di una delle sue fatiche letterarie.

Trent’anni dopo, di Dick al cinema abbiamo “visto cose che voi umani…”. Se è vero, leggi qualche riga sopra, che nessun narratore ha ispirato eccetera, vero è altrettanto che nelle trasposizioni cinematografiche nessuno scrittore è stato mutilato, contraffatto, snaturato tanto quanto lui. Perchè l’opera dickiana è la più sfruttata dalla settima arte e i film che ne scaturiscono dell’originale portano solo, e nemmeno sempre, il titolo? Come dicono sul grande schermo, questa è una domanda da un milione di dollari.

Meglio pensare a quella volta in cui l’operazione di stravolgimento ha dato esiti inaspettati, quando un regista di nome Ridley Scott, reduce dalle riprese di uno dei migliori film di fantascienza di sempre, Alien, prese in mano un capolavoro dal titolo bizzarro, lo sconsacrò con irriverenza, e creò un altro capolavoro. Un’impresa riuscita un’unica volta, la prima. Era il 1982, appunto: l’anno in cui un mito moriva e uno nasceva.

Compie trent’anni Blade Runner, il cult movie scelto nel 1993 per essere conservato nella National Film Registry della Biblioteca del Congresso, liberamente tratto da “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” che l’americano scrisse nel ’68, nel pieno dello sviluppo tecnologico.

Che le trasposizioni cinematografiche si discostino, talvolta di molto, dagli originali è fuor di dubbio; Blade Runner, però, è proprio un’altra cosa. Già dalle prime immagini ci si rende conto di alcune differenze sostanziali, l’ambientazione in primis: se “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” si svolge nel 1991 in una silenziosa San Francisco post-apocalittica dove l’ultima guerra mondiale nucleare ha compromesso la vita sulla Terra, nella pellicola di Scott siamo invece nella distopica e sovrapopolata Los Angeles del 2019. Se il Rick Deckard “cartaceo”, poi, è un tetro e mediocre cacciatore di taglie, con moglie nevrotica e pecora elettrica, ad apparire sullo schermo nei suoi panni, in uno sfondo di pioggia radioattiva, è invece l’aitante e tutto d’un pezzo detective dell’unità Blade Runner Harrison Ford, senza moglie e senza pecora.

E ancora, se da una parte abbiamo una nuova generazione di androidi, i Nexus 6, fredde e spietate macchine prive di emozioni, dall’altra abbiamo replicanti empatici con i quali è molto più facile solidarizzare: ne è un esempio Rachel, personaggio decisamente negativo nel romanzo e sorta di icona romantica, invece, nella pellicola.

Anche se per vie diverse, che passano pure attraverso vari personaggi – primo tra tutti Roy Batty, il replicante interpretato da Rutger Hauer celebre per il monologo che precede la sua morte, una delle colonne portanti del film e inesistente, invece, nel racconto dickiano –, le due versioni del film veicolano comunque il medesimo significato: Philip K. Dick ragiona sul progresso che fa capolino nel suo tempo e si domanda cosa significhi essere umani, mentre Scott fa un passo più in là e utilizza i sentimenti dei suoi protagonisti per interrogarsi su cosa, alla fine, sia davvero umano.

Ci troviamo in sostanza di fronte a un problema, che è quello della critica. È possibile? Sì, ma forse non è consigliabile. Blade Runner e “Ma gli androidi sognano pecore elettriche” sono le due metà della stessa mela: forse una è più buona dell’altra?

Laura Perina

Titolo: Blade Runner

Anno: 1982

Regia: Ridley Scott

Interpreti: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young…

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

Philip K. Dick; Fanucci

240 pagine; 6,90 euro

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.