Cinema News — 11 febbraio 2014

Titolo originale: Jin líng shí san chai
Regia: Zhāng Yìmóu
Soggetto: Tratto dal romanzo di Geling Yan
Sceneggiatura: Heng Liu
Cast: Christian Bale, Ni Ni, Xinyi Zhang, Atsuro Watabe, Tong Dawei
Fotografia: Xiaoding Zhao
Montaggio: Peicong Meng
Scenografia: Yohei Taneda
Musiche: Qigang Chen
Produzione: Beijing New Picture Film Co.
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità: Cina
Anno: 2011
Durata: 146 minuti

Nel 1937, durante la seconda guerra sino-giapponese, a Nanchino infuria una battaglia spietata. L’americano John Miller sopravvive facendo il becchino. Recatosi in un convento per seppellire un sacerdote, scopre che il corpo del religioso è stato polverizzato dalle bombe e che all’interno ci sono solo un gruppo di studentesse dodicenni e un ragazzino. Si rintana in chiesa sperando di trovare cibo e soldi, quando arriva un gruppo di prostitute in cerca di un rifugio.
L’americano, alcolizzato e cinico, sulle prime tenta di approfittare delle nuove ospiti nascoste in cantina, poi, quando un plotone di soldati giapponesi irrompe nel convento per stuprare le studentesse, indossa la tonaca e, fingendosi prete, fa quello che può per proteggere tutti dagli invasori. Ma l’ordine del comando nipponico di prelevare le dodicenni per usarle come “divertimento” per gli ufficiali porta tutti a sacrifici estremi.
Ogni tanto, l’Italia riscopre il cinema orientale e recupera alcuni titoli che aveva – colpevolmente – perso. Nel 2011 la Lucky Red effettuò il meritorio ripescaggio dello splendido film d’animazione Porco rosso di Hayao Miyazaki, uscito nel 1992.
Per I fiori della guerra abbiamo dovuto aspettare solo tre anni invece che diciannove ma, anche in questo caso, l’uscita ha “bypassato” le sale cinematografiche per arrivare direttamente al DVD.
Eppure Zhāng Yìmóu è l’osannato regista di Hero, La foresta dei pugnali volanti, La città proibita e, soprattutto, del celebratissimo Lanterne rosse. Il protagonista Christian Bale è forse l’attore più “lanciato” della sua generazione dopo la reinvenzione del personaggio di Batman nella serie de Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan, l’Oscar vinto per The Fighter e la nuova nomination per American Hustle, entrambi di David O. Russell.
La seconda stranezza è che vari critici hanno stroncato la pellicola, accusandola di manicheismo. Certamente ogni film ha il potere di creare buoni e cattivi e certamente I fiori della guerra non fa eccezione: si parteggia per i cinesi, senza se e senza ma. C’è solo un personaggio giapponese positivo, il colonnello che va a chiedere scusa per il tentato stupro operato dai suoi soldati. Ma non è poco, giacché l’esercito nipponico, nel massacro di Nanchino, commise stragi e atrocità ben documentate ai danni di circa mezzo milione di persone, compresi donne e bambini. Curioso aspettarsi un film più “comprensivo” da parte di un regista cinese.
Zhāng Yìmóu, al contrario, firma un (quasi) capolavoro.
Certo, qualche difetto c’è: la redenzione del protagonista è un po’ repentina, l’intermezzo di danza si poteva evitare.
Ma il regista ha saputo unire splendidamente la quiete calligrafica di Lanterne rosse col senso dell’azione di Hero, aggiungendo una violenza molto più realistica. Le brevi scene di guerra sono sporche, improvvise e taglienti, le immagini all’interno della chiesa – illuminata da una grande vetrata policroma che va in frantumi per i proiettili – di rara bellezza. L’aspetto religioso è trattato con rispetto e delicatezza ma senza retorica, la tensione è alta per tutto il film, malgrado non sia certo un thriller.
Si potrebbe anche definire una parabola umanista, in cui gli aspetti più crudeli della Persona costringono quelli più nobili ad emergere.
A tutto ciò si aggiunga che gli attori cinesi sono perfetti e che Christian Bale si conferma un interprete magnifico, capace di affrontare qualunque personaggio con un’espressività che non fallisce mai per eccesso né per difetto. E questa volta senza sconcertanti metamorfosi fisiche, ingrassamenti, dimagrimenti e tutti quegli stratagemmi che, di solito, portano all’Oscar.


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