Archivio film Attori Cinema News — 08 Settembre 2014

Terzo capitolo della saga de I Mercenari, titolo maggiormente calzante nella sua originale traduzione inglese: The Expendables, letteralmente “I Sacrificabili”. Saga creata nel 2010 da un’idea di Sylvester Stallone, leader indiscusso del team di attempate action star che splendevano negli anni ’80, protagonisti di indimenticabili cult d’azione.
Con il primo I Mercenari – The Expendables, Stallone sancisce, in qualche modo, l’immortalità degli eroi del cinema, fra pungente ironia e convulsa violenza. Un’approccio brutale quello di Stallone nei panni di regista che si è andato, man mano, ad affievolire nei due capitoli successivi, quando il testimone della regia è passato in altre mani. Con questo film, Stallone inizia un lavoro di sincresi tra l’eroe action degli anni del suo Rambo (1982) e del Tenente Marion Cobretti (Cobra, 1986), spesso caratterizzato da un tripudio di muscoli evidenziati da canottiere sudate ed un animo introspettivo celato dietro occhiali specchiati, ed un eroe moderno, goliardico ed agghindato con dettagli trendy. Insomma, Stallone lavora molto sull’effetto nostalgia, riunendo sul grande schermo nomi come Jet Li, Dolph Lundgren, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis. Nomi che hanno fatto la storia del cinema e che oggi vivono di cinema, unico mezzo tramite il quale possono ancora salire su un aereo in corsa o combattere con lo stesso vigore che ha caratterizzato i loro esordi. Sono eroi che combattono per il pubblico, non solo per onore o giustizia ed, in effetti, questa saga si dichiara fin da subito come una sorta di auto-celebrazione, attraverso esilaranti siparietti carichi di humour creati ad hoc per ognuno di loro. Perciò, puro intrattenimento celato dietro l’espediente del genere action.
I mercenari tornano al cinema, due anni dopo (I Mercenari 2 – The Expendables, 2012), con una nuova consapevolezza, visto l’inatteso successo del primo capitolo della saga, e si cimentano in una nuova avventura, ancor più “fracassona” della prima. Film che non ha più il gusto della rimpatriata con il rispettivo tono corale, piuttosto sacrifica l’azione a favore di una maggiore esibizione delle rispettive mitologie degli attori. Inoltre, il cast s’infarcisce di altre due icone intramontabili del cinema d’azione: Jean-Claude Van Damme e Chuck Norris. Quando si parla di cast stellare è, inoltre, doveroso citare Jason Statham che, nonostante sia sprovvisto della splendente carriera dei suoi colleghi, convince e si conferma il valido braccio destro di Barney Ross (Sylvester Stallone) in tutti e tre i capitoli.
I Mercenari 3 – The Expendables nasce, ancora una volta, sotto la stella dell’ironia, ragionevolmente combinata ad una buona dose di azione che ci pervade fin dai primi minuti della pellicola. Rispetto ai primi due film, questo sequel, alla cui direzione troviamo Patrick Hughes, presenta una traccia innovativa poiché sceglie di giocare soprattutto sul confronto tra nuovo e vecchio, mettendo i nostri intramontabili a confronto con attori giovani e promettenti. In questo modo, Hughes amplia il proprio audience, riunendo i fan più esperti ai neofiti del genere azione.
Barney Ross, presa coscienza della vulnerabilità degli uomini, ormai attempati, del suo team, verso i quali nutre un profondo affetto, decide di creare una nuova squadra per eliminare il temuto e pericoloso Conrad Stonebanks (interpretato da un perfetto Mel Gibson), suo vecchio amico con il quale, anni addietro, diede origine ai Mercenari.
In questo modo, al consueto sovraffollamento di comprimari, si affianca un nuovo gruppo di giovani reclute, a cui le vecchie leve faticano a cedere il testimone. Assistiamo al confronto tra due generazioni di attori: al beneamato vecchio stile action, fatto di scazzottamenti e pallottolle, i ragazzi antepongono una vera e propria ventata di modernità.
Innanzitutto, il nuovo gruppo comprende la presenza di una ragazza “buttafuori”, la quale mette fuori gioco un avversario dopo l’altro, sospirando, dopo ogni combattimento, l’iterativa frase: “Uomini …”
Luna (Ronda Rousey) si guadagna un posto da eroina in un mondo, quello action, in principio d’esclusivo appannaggio di eroi, al maschile.
L’hacker Thorn (Glen Powell), introduce un’altra novità: la tecnologia come prezioso alleato dell’eroe moderno. Il dispositivo elettronico che Gunnar Jensen (Dolph Lundgren), usa esclusivamente per consultare il meteo, si riscoprirà essere fondamentale per la salvezza del gruppo: Thorn riuscirà, tramite questo, ad evitare, momentaneamente, l’esplosione delle bombe che li avrebbero fatti saltare in aria in 45 secondi.
Anche l’irascibile, ex-marine John Smilee (Kellan Lutz), nell’adrenalinica scena in cui, durante la grande battaglia finale, elimina gran parte dell’esercito armeno mentre sfoggia strepitosa prodezza a cavallo di una moto.
Ma nonostante il coraggio e l’abilità di questi giovani nuovi eroi, a metà pellicola Barney si trova ad aver nuovamente bisogno dell’aiuto della sua vecchia squadra.
“Tu sei l’unico abbastanza cretino da ficcarti in questo casino. Noi siamo gli unici abbastanza pazzi da tirartene fuori”.
Sono queste parole di Lee Christmas (Statham), rivolte direttamente a Barney, a sancire la ricomposizione dell’allegorica frattura tra il cinema che è stato e quello che è, oggi. Ed ecco che il mito torna in scena e, nuovamente, la conquista.
L’ironia, si riconferma protagonista indiscussa della saga degli Expendables.
Colonna portante del film, è perlopiù un’umorismo sprezzante, che ben s’intona al tono “spaccone” della storia. Dialoghi brillanti si alternano a battute più scontate e banali (tra cui la citazione dell’ormai celebre modo di dire: “cotto e mangiato”), ed a sottigliezze che hanno del grottesco, del parodico (la scena in cui Max Drummer alias. Harrison Ford, appare di soppiatto proprio in un’automobile firmata Ford, il cui marchio ci viene chiaramente esplicitato dall’obiettivo della macchina da presa).
Non mancano, inoltre, citazioni cinematografiche e richiami all’autobiografia degli stessi attori.
Stallone esorcizza finalmente il suo Tenente Cobretti, celebre protagonista di Cobra, attraverso Barney Ross nella scena in cui, dopo aver dato l’ultimo colpo di grazia all’acerrimo nemico Stonebanks, pronuncia la frase: “Io sono l’Aja”.
Aja, ovvero il Tribunale Internazionale atto a processare i crimini di guerra. Impossibile non cogliere il richiamo alla celebre frase che lo stesso Stallone proferì nei panni del Tenente: “Tu sei il male, io sono la cura”.
Cenni biografici, invece, quelli di Wesley Snipes che interpreta Doc, personaggio che, come lui, è stato condannato ad una detenzione per frode fiscale; o Antonio Banderas che, nei panni del singolare Galgo, intona l’inno ufficiale della legione spagnola: unità per la quale egli stesso ha operato in veste di militare.
Se ne I Mercenari 2, Chuck Norris ha presieduto le scene più farsesche ed esilaranti, in questo terzo capitolo è proprio il personaggio di Galgo a conquistarsi il ruolo di capocomico. Logorroico, romantico, agile, il suo è forse l’eroe con il profilo psicologico più sviluppato e sfaccettato. Certamente è quello che ci fa più simpatia.
Satirico e nostalgico, ma forse un po’ meno drammatico dei precedenti. Di azione ce n’è tanta, così esasperata da sembrare quasi la parodia di un video-game (tanto da richiamare il paragone con Call of Duty, per ambientazioni e trama).
La perdita di realismo è data soprattutto da due fattori: lo sproporzionato rapporto tra l’eccedenza di pallottole e la penuria di sangue (dovuto probabilmente al fatto che si tratta di un rating 13 +), e l’incredibile invulnerabilità totale dei protagonisti durante la battaglia decisiva.
Questi i principali nodi di un cinema al testosterone che, nonostante il passare degli anni, continua a vivere e a funzionare. Anche se, la conclusione ha il sapore amaro della rassegnazione.
Barney guarda malinconico il gruppo di giovani eroi che festeggia la vittoria e Christmas lo canzona: “Hai l’aspetto di un padre fiero e psicopatico”.

Ed è proprio questo il valore aggiunto del film: in un’ultima, irreale e commovente scena, i miti che hanno fatto la storia del cinema d’azione si congedano al grande pubblico.

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