Archivio film Cinema News — 18 novembre 2013

Venerdì 15 Novembre al MAXXI ALLE ORA 10.00 e Sabato 16 Novembre all’Auditorium Parco della Musica, in studio 3, alle ore 16.00 si è tenuta la presentazione del documentario “ I Tarantiniani”; il titolo, così voluto dai registi che lo hanno realizzato, Steve Della Casa e Maurizio Tedesco e co-prodotto con Manilio Gomarasca, nasce dall’ammirazione che Quentin Tarantino ha avuto ed ha nei confronti di quei registi italiani, etichettati come realizzatori di quei B-Movie, che Tarantino ama alla follia e che ha saputo riadattare in tempi recenti (Inglorious Basterds e Django Unchained), ottenendo un enorme successo e omaggiando allo stesso tempo coloro che lo hanno ispirato.
Inoltre, il titolo, è soprattutto una critica all’ ipocrisia che nel nostro paese non manca mai, come a dire
“C’è sempre bisogno di qualcuno che venga dall’estero per dirci quanto siamo bravi e che quei B-movie non sono proprio da buttar via”…
Il documentario è costruito sulle interviste a quei registi di serie B degli anni 70 – 80, appartenenti al cinema Exploitation, i quali furono all’epoca massacrati dalla stampa ed oggi ammirati dalla stessa, grazie alla rivalutazione che Quentin Tarantino ha voluto dare a quella categoria di nicchia del grande schermo.
Durante il documentario sono tanti i registi e gli attori che ci hanno raccontato i tre decenni del cinema che vanno dagli spaghetti Western, ai polizieschi, ai gialli, agli Horror ed infine ai Cannibal movie; per citarne qualcuno:
Alberto De Martino, Lamberto Bava, Mario Caiano, Fernando Di Leo, Enzo G. Castellari, Umberto Lenzi, Ruggero Deodato, Sergio Martino, Luciano Martino, scomparso il 14 Agosto scorso, Sergio Leone, e Thomas Miliam;
che con aneddoti divertenti e spezzoni di film che hanno fatto la storia come: Per un pugno di dollari, Django, Il buon il brutto e il cattivo, Cannibal Holocaust, L’uccello dalle piume di cristallo; ci hanno regalato uno sguardo al passato cinematografico.
I registi inoltre, ci hanno spiegato come un tempo, per girare determinate scene, di inseguimenti lungo le strade della città o nella giungla, si è rischiata la galera o la non realizzazione di un film, proprio perché un tempo non esisteva il Digitale, non si poteva fermare il traffico per le strade e la foresta pluviale era alquanto pericolosa.
“Altri tempi”, esclamano all’unisono; forse aggiungiamo noi, tempi in cui il pubblico non era ancora pronto per quel determinato genere cinematografico, che poi infatti ricordiamo, fu accantonato in breve tempo.
Una candid simpatica è stata quella del regista emergente Eli Roth, che ha presentato in anteprima, al Festival del Cinema di Roma “Green Inferno”, un omaggio al cinema “cannibale” italiano, di cui il regista è rimasto talmente affascinato, da non saper nascondere la passione per una pellicola in particolare “Cannibal Holocaust” di Ruggero Deodato del 1980.
Così durante la conferenza fa partire dal suo cellulare la colonna sonora del film, canticchiandola, come se fosse un fan comune.
Ecco le sue parole:
“ Il motivo per cui questi registi non sono mai stati riconosciuti come maestri del genere B-movie è perché i loro film sono arrivati in America negli anni 80 – 90, con l’esplosione delle VHS, e noi li abbiamo scoperti solo allora. Ma, sia i titoli che i nomi degli autori erano cambiati con nomi americani, e venivano venduti come tali. Quella che è nata come una strategia di marketing ha avuto l’effetto di farli conoscere al pubblico americano, ma, allo stesso tempo i loro nomi si sono persi, assimilati nel marasma dei registi americani. Inoltre all’epoca ciò che rendeva un regista famoso è quella cosa specifica che sa fare, come ad esempio Woody Allen. Secondo me invece un maestro è tale quando sa adattarsi e mettere il genere davanti a se stesso. Ciò che rendeva e rende speciali questi film è proprio l’identità, lo stile, la violenza italiana. I loro film sono molto più interessanti di tutto quello che si sta facendo in America adesso…apparte Quentin ovviamente”.
Insomma un documentario, interessante, divertente, critico, che ha voluto far riscoprire quei film finiti troppo presto nel dimenticatoio e che oggi invece vengono apprezzati da una larga parte della popolazione mondiale.
In conclusione, un genere di nicchia che ha saputo catturare non solo gli amanti del B-movie, ma, anche lo spettatore ordinario.


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