Cinema News — 05 marzo 2015

Titolo originale: Love is strange
Regia: Ira Sachs
Sceneggiatura: Ira Sachs, Mauricio Zacharias
Fotografia: Christos Voudouris
Montaggio: Affonso Gonçalves, Michael Taylor
Scenografia: Steve Grise
Interpreti: John Lithgow, Alfred Molina, Marisa Tomei, Cheyenne Jackson, Darren Burrows, Charlie Tahan, Christian Coulson, John Cullum, Harriet Sansom Harris
Produzione: Charlie Guidance, Mm…Buttered Panini Productions
Distribuzione: Koch Media
Nazionalità: USA
Anno: 2014
Durata: 94 minuti

 

Ben (John Lithgow) è un elegante e raffinato pittore settantenne, George (Alfred Molina), di circa dieci anni più giovane, è un insegnante di musica colto e gentile, molto appassionato del proprio lavoro. La loro è una relazione solida, fatta di rispetto, armonia e tenerezza, che dura da quasi quaranta anni quando decidono di sposarsi: una cerimonia breve e sobria, una giornata trascorsa con gli amici intimi a bere e suonare il piano, ridere e chiacchierare nel loro grazioso appartamento di New York.
Purtroppo però la scuola cattolica dove George da svariati anni dirige un coro di ragazzi, non accetta l’ufficializzazione del loro amore, che fino a quel momento era stato tuttavia tacitamente tollerato. Nulla contano i lunghi anni di lavoro, il legame ell’insegnante con gli allievi che ha visto crescere, la serietà e la preparazione con cui si dedica al suo compito: viene licenziato con effetto immediato.
I due protagonisti, quasi sul lastrico, devono vendere in fretta – e con pochi vantaggi – la casa che amano, e si ritrovano all’improvviso senza un posto dove dormire. Mentre cercano di risolvere la situazione, verranno ospitati da amici e parenti che, se in principio si mostrano disponibili e comprensivi, finiranno poi, messi alle strette, per svelare i loro aspetti meno lusinghieri, cedere all’insofferenza e all’intolleranza.

 I toni dell’amore è un film che trova la sua cifra espressiva in una insolita delicatezza, in una malinconica dolcezza, nell’attenzione ponderata ai dettagli e ai particolari. Eccezionali e incredibilmente umani sono i due protagonisti, attorniati per altro da un ottimo cast (pensiamo a Marisa Tomei e al giovanissimo Charlie Tahan). Il regista riesce agilmente, con pochi tratti sicuri e precisi, a mettere a nudo i personaggi indagando nelle noie, nel logorio e nei fastidi di una quotidianità che ben presto diventa snervante per tutti.
Ben capisce presto di essere di troppo a casa dell’adorato nipote, che a sua volta trascura la famiglia per via del lavoro. La moglie di lui, tutta intenta a scrivere il suo romanzo, mal sopporta di dover divedere il poco spazio della casa con l’anziano zio chiacchierone e svagato e sembra perdere il controllo sul figlio adolescente, ma d’altro canto deve reggere praticamente da sola il peso della famiglia. Se Ben si sente, ed è, un ospite indesiderato, George non se la passa molto meglio: accolto dai vicini, una coppia di poliziotti gay amichevoli e disponibili, si sente tuttavia solo e abbandonato, e deve arrangiarsi a dormire sul divano di un salotto troppo spesso gremito fino a tarda notte di chiassosi e festosi amici dei padroni di casa.

Ira Sachs, americano che esordisce alla regia negli anni Novanta, riesce ad evitate con maestria ogni possibile stereotipo, e firma un film curato e limpido, senza tracce di retorica e lontano da ogni banalità. Il discorso sull’omosessualità diventa un input per allargare la riflessione all’amicizia, alla solidarietà, all’onestà, alla pazienza e alla tolleranza che spesso vengono a mancare in una quotidianità tutta metropolitana fatta di spazi ridotti e ritmi di vita stressanti. Restando sempre fortemente ancorato alla realtà, il regista descrive la precarietà di una dimensione sociale, culturale e umana segretamente compromessa da una sotterranea ipocrisia, e mette in luce la sorprendente fragilità dei rapporti umani, minati, come spesso accade, più che da grandi o anomali stravolgimenti, da innumerevoli ed esasperanti disagi tutti contingenti, a cui solo con sentimenti davvero sinceri e profondi – come quelli che legano i due protagonisti – si può far fronte.

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