Archivio film Cinema News — 21 Giugno 2022

Titolo: I tuttofare (Sis Dies Corrents)
Regia: Neus Ballús
Assistente alla regia: Alex Vilà
Sceneggiatura: Neus Ballús, Margarita Melgar
Cast: Valero Escolar (Valero), Mohammed Mellali (Moha), Pep Sarrà (Pep), Alfredo Aloisio
(psicanalista), Youssef Ouhadi e Hamid Minoucha (cugini di Moha), Yuang Jing (studente di
catalano), Judith Vizcarra Puig (fotografa), Paqui Becerra (proprietaria della ditta idraulica)
Fotografia: Anna Molins
Direttrice artistica: Marta Collell
Montaggio: Neus Ballús, Ariadna Ribas
Musiche: René-Marc Bini
Suono: Amanda Villavieja, Elena Coderch
Produzione: Miriam Porté
Nazionalità: Spagna
Anno: 2021
Durata: 87 minuti
Presentato al Locarno Festival 2021, dove i due protagonisti Valerio Escolar e Mohammed Mellali
hanno vinto insieme il Pardo for Best Actor, I tuttofare racconta con un approccio quasi
documentaristico una settimana di vita e di attività di tre idraulici a Barcellona. Lavorando per una
piccola ditta, si trovano a fare ogni genere di riparazione, entrando nelle case della gente e
trovandosi spesso in situazioni bizzarre, a volte persino non surreali.
Tutto incomincia quando l’anziano Pep decide di lasciare la ditta per andare in pensione. La titolare
ha reclutato come sostituto un giovane marocchino, Mohammed detto Moha, destinato ad affiancare
in prova Valerio, che è il capo, e Pep per una settimana. Fin dall’inizio, Valerio mostra un’ostilità
mista a razzismo verso l’ultimo arrivato. Il povero Moha è animato dai migliori propositi: ci tiene a
quel lavoro, sopporta con pazienza i rimbrotti continui di Valerio, ce la mette tutta per farsi
accettare. Arriva addirittura a frequentare un corso serale di catalano, deriso dai cugini con i quali
condivide l’appartamento in cui vive. Moha è disposto a tutto per cambiare vita, Pep lo capisce al
volo e lo difende. Ma in un alterco fra l’anziano idraulico e alcuni muratori – verso i quali è
ipercritico – fa a botte e si ritrova con la spalla slogata. Finisce così fuori gioco. L’irascibile Valerio
sarà costretto a lavorare da solo con Moha, e la relazione fra i due andrà di male in peggio…
Concepito e realizzato nell’arco di tre anni da una squadra prevalentemente al femminile, questo
film vede come protagonisti un vero trio di idraulici che recitano se stessi. E lo fanno con
disinvoltura. Alcune scene sono davvero esilaranti. Primeggia quella in cui il povero Valerio, che è
pure sovrappeso, suda sette camicie per riparare un condizionatore nello studio di una fotografa,

popolato di personaggi che sembrano usciti da un film di Almodovar, mentre lo schivo Mohammed
viene reclutato dalla donna suo malgrado per posare come improbabile modello.
La regista e sceneggiatrice Neus Ballús ha dichiarato di essersi ispirata ai racconti di suo padre, che
era un idraulico, per costruire il film. La storia funziona bene, soprattutto come specchio in cui si
riflettono stereotipi e pregiudizi, in primis quello dello straniero fannullone, che cozza contro il
perfezionismo di Moha.
Senza gridare al capolavoro, I tuttofare è un film godibile, che rispetta la promessa di raccontare un
mondo maschile, con gli scenari domestici – dall’appartamento decadente di un anziano alla
lussuosa villa di uno psicologo – senza mai eccedere, mantenendo una forte verosimiglianza
rafforzata dalla presenza di attori non professionisti, che hanno il volto dell’uomo comune. Il film è
in sala in due versioni, doppiato in italiano e in originale con i sottotitoli. Quest’ultima versione è
consigliabile, perché consente di godere del trilinguismo scelto dalla regista. Nei dialoghi, infatti,
sono presenti sia lo spagnolo, sia il catalano e i pensieri di Mohammed, nonché le conversazioni
con i cugini, sono in berbero.Un bel gioco linguistico, che arricchisce il film.

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