Cinema News — 07 gennaio 2013

Il cinema francese è troppo viziato!”, parola di Vincent Miraval, uno dei più importanti produttori mondiali, fondatore della società Wild Brunch, autore di un articolo pubblicato dal quotidiano Le Monde che ha avuto l’effetto della polvere da sparo quando si incontra con la fiamma viva. “Altro che Depardieu e il suo esilio fiscale in Belgio – scrive Maraval, noto per il caratteraccio e il parlar chiaro – lo scandalo in Francia è altrove: un cinema che riposa su un’economia sempre più sovvenzionata, in cui «anche i più grossi successi di pubblico perdono soldi perché costano troppo cari e sono fatti da «attori strapagati con i soldi pubblici”.

Miraval sostiene inoltre che gli incassi del cinema francese sarebbero dieci volte più bassi rispetto agli Usa mentre gli stipendi delle star sono cinque volte più alti, non risparmiando nomi e cognomi: Dany Boom (la star di Benevenuti al Nord), ormai residente a Los Angeles, che per il suo ultimo Un Plan Parfait (semi flop al botteghino con 1,2 milioni di ingressi) «ha guadagnato 3,5 milioni di euro». E ancora: Vincent Cassel, Jean Reno, Marion Cotillard, Gad Elmaleh, Audrey Tautou…

Perché, si chiede Maraval, gli attori francesi guadagnano per un film francese tra i 500mila e i due milioni di euro mentre se chiamati a lavorare in una produzione americana si accontentano di un cachet che va dai 50 ai 200mila euro? La risposta, per il produttore, è semplice: Il cinema francese è finanziato dai soldi pubblici e dalle televisioni, costrette per legge a investire nel cinema e che impongono la solita ventina di attori.

L’antidoto proposto da Miraval per arginare questa epidemia di fondi pubblici è semplice: fissare un tetto di 400mila euro per il cachet di un attore, pur sostenendo una percentuale sugli incassi.

 Daniele Dell’Orco

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