Archivio film Cinema News — 24 ottobre 2013

TITOLO: Il Flauto

REGIA: Luciano Capponi

CAST: Patrizio Oliva, Francesca Ferri, Totonno Chiappetta, Nicola Lo Izzo

ANNO: 2013

DURATA: 98 minuti

 

Mercoledì 16 Ottobre, presso il Cinema Barberini di Roma si è tenuta la prima del film ‘’Il Flauto’’, ultima opera del visionario regista Luciano Capponi. Dopo ‘’Butterfly Zone’’ (primo premio Melies d’Argent al Fantafestival di Roma 2010), il lungometraggio è il secondo tassello della trilogia che Capponi dedica all’aldilà.
‘’Il Flauto’’ è un viaggio nel surreale. Sin dalla prima scena lo spettatore è traghettato in un’altra dimensione e per 98 minuti si lascia andare ad un sogno dai contorni sbiaditi. Ci ritroviamo così in un luogo ameno popolato da strani individui in divisa e senza memoria, che si muovono disordinatamente, ripetono le stesse frasi, mangiando kili di spaghetti con forchette arrugginite. Su questo pianeta paranormale, le leggi le fanno misteriosi esseri dalla pelle di rettile che decidono chi e come deve nascere al solo fine di globalizzare e controllare la terra. Tra le anime smarrite ve n’é una che non riesce a dimenticare: Gennaro Esposito, netturbino partenopeo e morto di fame. Sarà proprio lui, complice la sua genuinità e ricchezza interiore a dare inaspettatamente‘’un ordine’’ agli smarriti abitanti dell’isola, iniettando in loro il desiderio di libertà ed emancipazione.

Luciano Capponi ci racconta una favola inaspettata. Si può dire, senza troppe remore, che ‘’Il Flauto’’ è un atto di coraggio, sotto molti aspetti rivoluzionario. In un panorama cinematografico come quello italiano assuefatto da opere vittimistiche e drammatiche, ‘’Il Flauto’’ si impone agli occhi del pubblico in maniera dirompente ed innovativa.
La storia è intessuta di riferimenti metaforici e il messaggio di Capponi si palesa tra le righe della narrazione: siamo soggiogati da poteri superiori che spesso impercettibilmente muovono le fila delle nostre vita, come burattinai. E’ il potere politico, la burocrazia, le infinite leggi che cercano di incatenare gli spiriti creativi, il costante bombardamento mediatico.
La pellicola è anticonvenzionale non solo per il fine che si propone ma anche sotto molti altri aspetti. A partire dal cast, nessuna grande star da tappeto rosso. Il protagonista Gennaro Esposito è interpretato infatti da un insospettabile Patrizio Oliva, ex pugile di fama mondiale. Guardando Oliva, ciò che mi colpisce immediatamente è il suo sguardo, intenso ed ironico ma velato da una certa malinconia. Mi racconta della prima volta in cui ha visto Luciano: <<Eravamo ad una partita di pallone per beneficenza e Luciano mi si è avvicinato dicendomi: ‘’sei un bravo attore’’. Sono rimasto senza parole. Mi ha aiutato a tirare fuori lati di me che spesso ero portato a censurare. Uno fra tutti: l’ironia.>> Un incontro quello con il regista Premio Charlot che cambierà la sua vita professionale, da campione sportivo a si spera campione di incassi. <<Luciano è tutto. Un regista, un compositore uno sceneggiatore, è un artista completo oltre che un amico. Questo film ha il grande pregio di essere una favola che al contempo manda dei messaggi forti e poetici con tanta semplicità>>.
Anche la  produzione indipendente, come ci tiene a sottolineare il regista, è una scelta temeraria. Tutti hanno lavorato gratis e messo a disposizione le loro competenze con il solo obiettivo di realizzare un bel progetto, fuori dai generi imposti dal mercato.Una nota particolare per la scenografia, che aggiunge valore al film. Girato nei Casali di Cavallaro, sull’isola Capo Rizzuto nell’antica dimora della Famiglia Foresta, le scene sono allestite in maniera a tratti disorientate ed originale. La sorridente scenografa, Stefania Del Re, ormai collabora da tempo con Capponi e ci racconta: <<lavoro come architetto e scenografa per teatro e cinema. Queste esperienze per quanto tutte diverse hanno un minimo comun denominatore: la passione e la voglia di sperimentare. Lavorare con Luciano è sempre una grande esperienza; si crea un ambiente familiare e tutto viene da se con naturalezza>>.

Come la scelta del regista, altrettanto coraggiosa dovrebbe essere, dunque, quella dello spettatore: abbandonare i soliti clichè per accettare l’ignoto. E chissà forse per una volta la poesia potrà avere la meglio.

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