Archivio film Cinema News — 07 gennaio 2017
Titolo originale: The BFG
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Melissa Mathison
Cast: Mark Rylance, Ruby Barnhill, Penelope Wilton, Jemaine Clement
Fotografia: Janusz Kaminski
Montaggio: Michael Kahn
Musiche: John Williams
Scenografia: Rick Carter
Costumi: Joanna Johnston
Produzione: Amblin Entertainment, The Walt Disney Pictures, Reliance Entertainment, Walden Media, The Kennedy/Marshall Company
Distribuzione: Medusa, Leone Film Group
Paese d’origine: USA, Regno Unito, Canada
Durata: 117′
Dall’omonimo romanzo di Roald Dahl, Spielberg trae un’opera gioiosa, presentata fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, che nonostante uno schematismo un po’ freddo nella definizione dei personaggi, ben si inserisce nella sua filmografia da sempre orientata all’esplorazione delle difficolta’ legate alla crescita e all’indagine degli ostacoli che incontrano adulti e bambini nella loro interazione. Un film purtroppo poco capito che, al pari del suo protagonista goffo, dislessico e vittima di bullismo e’ stato ingiustamente denigrato dal pubblico e che costituisce, invece, un altro tassello fondamentale nella carriera del regista, il quale si avverte distintamente nel corso della visione come abbia sentito profondamente dentro di se questa storia e di come l’abbia sofferta in prima persona. Qualche affanno narrativo, derivante da alcune leziosita’ troppo forzate delle quali soffrivano ai suoi tempi anche IL COLORE VIOLA e HOOK e delle quali Spielberg, nel corso degli anni, aveva imparato a fare a meno, non bastano a giustificare un improvviso ed inspiegabile voltafaccia del pubblico che corre il rischio di non assistere ad una nuova magia del Re di Hollywood che non solo non ha perso il suo tocco inconfondibile, ma che, al contrario, e’ ancora capace di entusiasmarsi, di stupirsi e di far sognare, se solo si avesse il coraggio di lasciarsi guidare dal bambino che e’ in noi. Forse dai tempi di E.T. , con il quale il GGG ha piu’ di un legame in comune, e’ proprio il pubblico ad essere cambiato e a non essere piu’ dotato di quella fantasia e di quell’immaginazione in grado di poter garantire a Spielberg il meritato successo che gli e’ sempre stato tributato. Un vero peccato perche’ il GGG costituisce uno dei casi piu’ unici che rari in cui la tecnologia e’ al servizio delle ragioni del cuore, ma essa e’ stata probabilmente scambiata per un antiquato zootropio in grado ancora di emozionare come la prima volta solo il suo creatore facendo rimanere gli altri del tutto indifferenti. Il film dedicato alla scomparsa sceneggiatrice Melissa Mathison, collaboratrice di lunga data per Spielberg.

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