Cinema News — 17 maggio 2013

USA, 2013

Regia: Baz Luhrmann

Cast: Tobey Maguire, Carey Mulligan, Leonardo Di Caprio, Joel Edgerton, Jason Clarke, Isla Fisher, Elizabeth Debicki, Adelaide Clemens

Durata: 142’

Distribuzione: Warner Bros.

Nei cinema dal 16 maggio 2013

 

Era il 1925 quando “Il grande Gatsby” di F. Scott Fitzgerald compariva per la prima volta sugli scaffali delle librerie statunitensi. Un romanzo destinato a fare storia, una lucida e appassionata riflessione semi-autobiografica sul mito distorto del Sogno Americano, quell’ideale voglia di auto affermazione che ogni uomo d’oltreoceano era stato educato a perseguire con l’idea di far successo. Fitzgerald, parlando dei suoi tempi, dell’impennata economica – che di lì a poco avrebbe invece conosciuto una delle crisi più grandi della storia della finanza – della criminalità che faceva dei poco di buono degli eroi, della vita mondana che riempiva le giornate dei più ricchi, della musica jazz che attraversava le strade dal Sud al Nord degli Stati Uniti, dava un suo personalissimo punto di vista sull’American Dream, descritto cinicamente come una facciata, un falso mito che nasconde del marcio neanche troppo celato.

Il romanzo raggiunse un tale successo, anche piuttosto velocemente, che approdò presto sui palcoscenici di Broadway e ebbe già una prima versione cinematografica nel 1926, bissata nel 1949, a cui si aggiunse la versione ad oggi più celebre del 1974 con Robert Redford e Mia Farrow.

Ma oggi, 2013, “Il grande Gatsby” torna sul grande schermo ad opera di Baz Luhrmann, uno che in quanto ad Ego può far concorrenza al protagonista della vicenda, che ovviamente fa le cose in grande, usufruendo di un budget ricchissimo e di star di sicuro appeal verso il pubblico.

Nick Carraway è uno scrittore fallito che approfitta della recente impennata delle borse per entrare a lavorare a Wall Street. Nick prende una grande casa nella baia di Long Island, di fronte a quella in cui abita sua cugina Daisy e si accorge che il suo vicino di casa è il chiacchierato Jay Gatsby, misterioso miliardario famoso per le spettacolari feste che organizza nella sua villa un giorno si e l’altro pure. Nick è affascinato da Gatsby, che vede speso la notte da solo sul pontile fissare l’orizzonte e quando entra nel suo giro di amicizie pian piano scopre che è un persona ben diversa da quello che gli altri sanno di lui.

Come si diceva, Baz Luhrmann è un regista particolare, uno di quelli che – ad essere cattivi – possiamo definire tutta tecnica e stile e poca sostanza. Ricordiamo i suoi “Romeo + Giulietta” e “Moulin Rouge” non tanto per la reale complessità o valore narrativo delle opera quanto per la stilosità delle scenografie, la ricchezza dei costumi e delle coreografie. Puri esercizi di stile, a cui, come prevedibile, non si sottrae neanche “Il grande Gatsby”.

La sfarzosità delle scenografie, la ricchezza della messa in scena, l’utilizzo terroristico del dolly digitale sono quasi inquietanti; le luci colorate, i coriandoli, i fuochi d’artificio, gli addobbi floreali, la computer grafica riempiono gli occhi a sazietà con l’effetto che buona parte degli spettatori saranno saturi di effetti “spettacolari” già dopo mezz’ora di film. A questo aggiungiamo le lunghissime scene ambientate durante le feste di Gatsby, con un utilizzo coreografico delle comparse che ricorda in modo neanche troppo sospetto i musical a cui Luhrmann è legato, che hanno la particolarità di essere costruite attorno a una colonna sonora che potrebbe lasciare interdetti i più. Un film ambientato nell’America degli anni ’20 che fa largo utilizzo di brani rap e hip hop, con artisti nella soundtrack che rispondono ai nomi di Beyoncé e Jay Z, altra scelta modaiola che se da una parte attirerà certo pubblico più giovane, dall’altra uccide letteralmente l’atmosfera. Del resto il regista ci aveva già abituato a questa scelta ossimorica con “Moulin Rouge” ma l’aria pop che si respirava lì non è altrettanto adattabile a una vicenda come quella narrata sulle pagine di Fitzgerald e il risultato che ha questo nuovo “Il grande Gatsby” è straniante e a tratti nauseante.

Aggiungiamo che la sceneggiatura, scritta dallo stesso Luhrmann insieme al suo fido Craig Pearce, è spesso ridondante e stranamente poco attenta a creare il mito di Jay Gatsby. Il risultato è che la vicenda non risulta particolarmente coinvolgente e si fa interessante troppo tardi, quando le carte sono ormai scoperte e la storia sta giungendo al termine.

Un grande merito va però riconosciuto agli attori, bravi e coinvolti, sia per quanto riguarda il protagonista Tobey Maguire che la stellina in ascesa Carey Mulligan, anche se poi quando compare Leonardo Di Caprio riesce a monopolizzare interamente l’attenzione, ulteriore segnale che dai tempi di “Titanic” a oggi quel ragazzino biondo ne ha fatta di strada, diventando uno dei migliori della sua generazione e tra i maggiori simboli dell’attuale star system hollywoodiano.

Non convince più di tanto neanche l’uso del 3D, sfruttato a dovere solo in una manciata di inquadrature vertiginose a inizio film e come orpello stilistico per materializzare le parole che il protagonista scrive su carta, per il resto ci si dimentica ben presto di stare a guardare un film in stereoscopia.

Il grande Gatsby” ha aperto, fuori concorso, il Festival del Cinema di Cannes 2013 tra la freddezza generale degli spettatori e questo si può capire, visto che la grandiosità della messa in scena voluta da Luhrmann stanca presto e l’ennesima riproposizione del sogno infranto di Fitzgerald non coinvolge e appassiona come dovrebbe, forse a dimostrazione che una bella storia quando è tale non ha bisogno di essere ulteriormente “abbellita” a tutti i costi, pena l’ottenimento dell’effetto esattamente contrario.

Voto: 5

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