Archivio film Cinema News — 10 gennaio 2014

Titolo: GrudgeMacth
Regia: Peter Segal
Soggetto: Tim Kelleher
Sceneggiatura: Tim Kelleher e Rodney Rothman
Cast: Sylvester Stallone, Robert De Niro, Alan Arkin, Kevin Hart, Kim Basinger, JonBernthal, LL Cool J, MacsenLintz
Fotografia: Dean Semler
Montaggio: William Kerr
Scenografia: Matt Callahan
Costumi: Mary E, Vogt
Musiche: Trevor Rabin
Distribuzione: Warner Bros.
Origine: Stati Uniti
Anno: 2013
Durata:113’

 

1983. Henry “Razor” Sharp e Billy “The Kid” McDonnen sono due pugili sulla cresta dell’onda e saliti all’attenzione del pubblico e della stampa per la loro aperta rivalità. Entrambi hanno vinto un match ciascuno e alla viglia del loro terzo incontro che decreterà il vincitore, Sharp si ritira inspiegabilmente dalle scene, lasciando inattuata la resa dei conti. Passano trenta anni, Henry Sharp fa l’operaio, Billy McDonnen ha aperto un ristorante a Pittsburgh ed entrambi non si sono più ne visti ne parlati da allora, ricchi di rancore reciproco. Ma un giorno il promoter di pugilato Dante Slate Jr. contatta entrambi per registrare le loro movenze per un videogioco e, malgrado Sharp avesse accettato alla sola condizione di non incontrare il vecchio avversario, i due si ritrovano in studio di registrazione insieme. Scatta una rissa che viene immortalata da un cellulare e finisce su YouTube, facendo salire il contatore delle visualizzazioni a cifre spaventose in pochi giorni. Fiutato l’affare, Dante Slate convince con una lauta paga i due ex pugili a tornare sul ring per affrontarsi in quel match che trent’anni prima non si era svolto.

 

È interessante notare come si sta evolvendo la carriera di Sylvester Stallone in questi ultimi anni, sottoposta a una vera e propria seconda giovinezza grazie a un’oculata serie di scelte professionali che stanno arricchendo il suo status di leggenda vivente. Con il rilancio avvenuto qualche anno fa con il sesto capitolo della saga di “Rocky” e il quarto di “Rambo”, Stallone ha capito che per guadagnare il favore del pubblico deve autocitarsi, non è un caso, infatti, se opere a senso unico come “Bullet to the Head – Jimmy Bobo” e “Escape Plan – Fuga dall’inferno” hanno fatto flop al botteghino. Al contrario, nel momento in cui il mitico Sly porta in campo auto-ironia e strizza l’occhio al suo passato artistico, arrivano consensi e applausi da parte di chi è cresciuto con il cinema fatto di testosterone e di ironia (non sempre volontaria). “I mercenari” è arrivato a quota 3 con grande successo cavalcando l’onda del cinema action e simpaticamente cialtrone di cuiStallone è diventato icona e adesso arriva “Il grande match” per abbracciare l’altra anima dello Sly cinematografico, quella fatta di competizione sportiva e buoni sentimenti. Ma “Il grande match” ha un’intuizione geniale, di quelle che farebbero andare in brodo di giuggiole anche il più arcigno dei critici cinematografici che però è cresciuto con il cinema a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, ovvero affiancare a Sylvester Stallone un Robert De Niro in perfetta forma e scaraventarli entrambi sul ring. A cosa vola immediatamente la memoria storica dello spettatore tipo? Semplice, Rocky vs. Toro scatenato! E seppure i due avversari nello sport così come nella vita qui non si chiamano Rocky Balboa e Jack LaMotta, il rimando alle due icone cinematografiche è lapalissiano e la stessa sceneggiatura del film gioca con abilità e affetto. Billy “The Kid” McDonnen è sbruffone, donnaiolo e gestisce un ristorante; Henry “Razor” Sharp è buono d’animo, fiero di se e si allena con lunghe corse mattutine, quarti di bue e uova crude che però hanno lo svantaggio del colesterolo. Insomma, Jack LaMotta e Rocky Balboa!

In un film in cui il lato umano è decisamente preferitoall’aspetto sportivo, in cui rancori e affetti sono al centro della storia, c’è un grande spazio per l’ironia, tanto che “Il grande match” di fatto è una commedia brillante. Battute e situazioni che puntano alla risata sono numerose e ben riuscite con l’allenatore interpretato da Alan Arkin a far da mattatore e il promoter di Kevin Hart ad aggiungere quella nota sguaiata da commedia a stelle e strisce contemporanea.

Seppure il film segua un inter narrativo basilare e decisamente risaputo, con esiti ampiamente prevedibili sotto tutti i fronti, ci si diverte di cuore ad assistere a “Il grande match”, un film così ben studiato e ricco di affetto per i due attori/icone da fare tenerezza. E comunque l’autoironia e l’autoconsapevolezza con cui Stallone e De Niro caratterizzano i loro personaggi è un punto a favore non indifferente che fa sicuramente guadagnare punti a un film di puro intrattenimento che avrebbe potuto avere nell’autocelebrazione più motivi di derisione che di vanto. Poi Stallone e De Niro funzionano benissimo, forse con un vantaggio del primo sul secondo, come se da parte dell’ex Rocky l’operazione fosse più sentita.

Non perdetevi la sorpresa durante i titoli di coda che rappresenta la ciliegina sulla torta.

 

 

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