Cinema News — 18 marzo 2013

TITOLO: Il lato positivo (Silver Linings Playbook)

REGIA: David O. Russell

ANNO: 2012

CAST: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Jacki Weaver, John Ortiz, Julia Stiles, Chris Tucker, Anupam Kher

 

Dopo un decennio contraddistinto da un solo film all’attivo, David O. Russell spara una doppietta inaspettata prima col pluripremiato “The Fighter” (2010), poi col pluricandidato “Silver Linings Playbook” (Oscar a Jennifer Lawrence), tratto dal romanzo di Matthew Quick “L’orlo argenteo delle nuvole”.

Che il tumultuoso regista abbia trovato la quadratura del cerchio? Se due indizi fanno una prova, pare proprio di sì.

Lo schema è semplice: protagonista problematico, situazioni disperate, determinazione e happy ending.

La ripida salita che deve affrontare il protagonista coincide con l’inizio del film: dalla prima scena egli ha già perso tutto quello che poteva perdere. E’ senza lavoro, senza casa e soprattutto senza sua moglie Nikki, con un ordine restrittivo che gli impedisce di avvicinarla nel raggio di 150 metri. Sì, perché il nostro Pat Solitano (Cooper), già affetto da disturbo bipolare, una volta scoperto il tradimento di lei con un suo collega, reagì in maniera eccessivamente violenta.

Dopo 8 mesi passati in un istituto psichiatrico, torna a casa dei genitori (De Niro-Weaver), con cui non ha un rapporto idilliaco, determinato sin da subito a riconquistare Nikki.

L’incontro con Tiffany, una ragazza altrettanto disturbata, creerà ancora più confusione nella vita di Pat.

Una storia coinvolgente, cullata da un fragile velo di ironia che non nasconde (volutamente) un sottotesto profondamente drammatico. Uno svolgimento non lineare che rispecchia le tumultuose acque che inondano la psiche dei due protagonisti. David O. Russell ci mette faccia a faccia con anti-eroi inusuali e imprevedibili, insiste ossessivamente sui primi piani in cui risaltano le doti di uno strepitoso Bradley Cooper (che si prende una grande rivincita su chi l’aveva bollato come attorucolo di film senza pretese) ma soprattutto gli occhi pulsanti di Jennifer Lawrence, che non si lasciano sopraffare dagli importanti (e sensuali) zigomi “à la” Juliette Lewis. Se il primo è contagiato da una positività ostentata, con un obiettivo ben preciso, la seconda è disposta a vivere di luce riflessa ed a sfruttare la situazione per piccoli vantaggi comunque inappaganti, in modo se si vuole un po’ meschino ma così irresistibilmente vulnerabile, dando vita alla figura più poetica dell’intera vicenda. Perché spesso siamo ciò che non dovremmo essere: “What is and what should never be”, come cantano gli immensi Led Zeppelin in sottofondo ad una delle scene chiave del film. Scelta azzeccata tanto quanto la testosteronica “Fell in love with a girl” dei White Stripes, che ci esplode tra le mani durante la gara finale di ballo, regalandoci un’altro momento indimenticabile: la sconfitta apparente come vittoria interiore. Il finale prevedibile non incide sul giudizio positivo del film, poiché trattasi di un cinema commerciale cucinato in maniera sapiente, e che non si vergogna di esserlo.

 

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