Archivio film Cinema News — 12 marzo 2017

Nel cercare di completare i credits, nemmeno wikipedia voleva saperne di questo film. In effetti non do torto a quelli che l’hanno considerato sciabordato, insignificante e penoso. Ma si dice chi non ha peccato scagli la prima pietra e la prima pietra a scagliarla è proprio l’industria cinematografica, quella del botteghino e delle sale piene. Forse non ha fatto molto rumore questo film, forse chi lo vede alla fine preferirebbe aver visto altro di tanti scellerati romani che non sanno come spendere la loro vita e facilmente danno libero sfogo a riprese coi cellulari, inquadrature altro che accattivanti, ma evanescenti, tutt’altro che scontate, ma, a mio avviso, davvero brutte. Un Claudio Amendola che si presta al gioco, ma ci ha già deliziato col metodo Cesaroni alla Garbatella e credo può finire qui. E sì, bisogna anche saper scegliere cosa si va ad interpretare e non cercare soldi facili. Tornando al film, è un tentativo disperato di entrare in quella fascia di film che sono i documentari o meglio il cinema verità. Per cinema della verità intendo inquadratura e linguaggio cinematografico fuori dagli schemi hollywoodiani, nonché un montaggio duro e un interpretazione di personaggi che dialogano il vero, dalla “confessione” alla realtà vista per strada. Questo film mi rendo conto che in parte lo appartiene. Però ricordo le avanguardie o la nouvelle vague, quindi il cinema verità, che tutto era fuorchè brutto. Sì a parte tutto questo film è davvero brutto. E parlo della qualità, della posa inesistente, dell’attenzioni sulle luci … sì insomma anche la verità va preparata, perché comunque il cinema è arte e come arte deve apparire e apparire vuol dire essere bello ovvero gradevole all’occhio e non infastidirlo inutilmente per raccontare per di più una storia brutta. Non sono il tipico saccente che dice: “Questo film non rientra nella mia sezione aurea” perché ce l’ho ed è ristrettissima. A un certo punto mi è sembrato di poter dialogare con quello che vedevo, tipico di quei film che approfittandosi dell’inconscio che lo spettatore mette in ballo quando guarda un film qualunque, gli parla, un po’ come fa la pubblicità. Lo cattura a livello intellettivo o meglio intra-lettivo, è questo vuol dire tradire il cinema e la sua storia, ma di più vuol dire tradire lo spettatore perché non lo si crede capace di lavorare su più livelli, che storie vere ne ha viste tante, ma mai così. Ebbene questo non è vero. A tradire è solo un film veramente brutto sotto tutti i punti di vista. Ricordo le bellissime inquadrature di Barry Lyndon del maestro Kubrick, una delizia per la mente, distensive e addirittura commoventi, dove la psiche non è costretta a interpretare chissà che, ma è chiamata a guardare ed evadere. Questo film, in ultimo, lascia con un pugno di mosche sotto il naso.

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