Cinema News — 18 aprile 2013

La distribuzione Rarovideo mette a segno un colpo sensazionale, pubblicando per la prima volta in dvd Il poliziotto è marcio (1974), il “capolavoro perduto” del grande Fernando Di Leo. Scomodo fin dal titolo, Il poliziotto è marcio segue cronologicamente la “trilogia del milieu” (Milano calibro 9, La mala ordina, Il boss), ed è uno dei primi film a trattare esplicitamente la corruzione nella polizia (insieme proprio al Boss), molto prima del tanto celebrato Cattivo tenente (1992) di Abel Ferrara. Nella Milano violenta degli anni Settanta, il commissario Domenico Malacarne (Luc Merenda) è uno dei funzionari più in vista della Questura, le cui imprese contro il crimine vengono osannate da tutti. Dietro questa facciata di rispettabilità, Malacarne nasconde però un animo corrotto e avido di denaro, che lo spinge a proteggere due boss della malavita, Mazzanti (Richard Conte) e Pascal (Raymond Pellegrin). Con Il poliziotto è marcio, Fernando Di Leo (il più grande maestro italiano del noir poliziesco) si trova a lavorare per la prima volta su un soggetto scritto da un altro (Sergio Donati), ma la sceneggiatura e i dialoghi vengono comunque elaborati soltanto da Di Leo, che dirige quindi un film veramente “suo”, sceneggiato in maniera perfetta e coi dialoghi pregnanti e incisivi che solo lui sapeva scrivere. Assolutamente azzeccata è poi la scelta del cast: una grande intuizione, geniale e spiazzante, è innanzitutto quella di far interpretare il poliziotto corrotto (Malacarne, un “cognome parlante”) a Luc Merenda, uno dei “commissari di ferro” per eccellenza del poliziesco italiano (Milano trema: la polizia vuole giustizia, La polizia accusa: il servizio segreto uccide). Nei panni dei due boss troviamo invece attori celebri proprio per ruoli di questo genere: Richard Conte (il suddetto Milano trema, Il boss dello stesso Di Leo e Tony Arzenta) e Raymond Pellegrin (Camorra, L’ambizioso), proveniente dal noir francese di Jean-Pierre Melville, regista considerato da Fernando Di Leo uno dei suoi maestri. Ottimi anche Delia Boccardo, Vittorio Caprioli e Salvo Randone. Fernando Di Leo dirige quindi un cast ricchissimo, e riesce a utilizzarlo nel migliore dei modi, creando personaggi psicologicamente complessi e credibili, valorizzati da una regia come sempre eccellente. Il poliziotto è marcio è anche uno dei film dileiani più ricchi di azione. Due in particolare sono le sequenze memorabili in tal senso: il lungo e spericolato inseguimento iniziale sulle alzaie dei navigli (che ricorda un po’ quello de La mala ordina, con protagonista il ruggente Mario Adorf), e la sparatoria in piazza, che prosegue con un altro inseguimento mozzafiato dalla città alla tangenziale fino a una cava abbandonata. A Di Leo, però, interessa (come sempre) soprattutto il realismo più che l’elemento spettacolare: dunque, lo sviluppo della narrazione, la psicologia dei personaggi, i rapporti fra di loro e l’intensità dei dialoghi. In particolare, vengono approfonditi il rapporto fra Malacarne e suo padre, la logica interna della malavita e l’estremo pessimismo sociale di personaggi senza possibilità di redenzione. Il poliziotto è marcio è anche uno dei suoi film più violenti. La colonna sonora è realizzata dal maestro Luis Enriquez Bacalov: autore delle colonne sonore di quasi tutti i noir di Di Leo, Bacalov realizza anche qui un ottimo lavoro, pur non raggiungendo i livelli sublimi e insuperabili di Milano calibro 9. Lo stile, in linea di massima, è comunque abbastanza simile: ritmi serrati dal sapore jazz e squisitamente poliziesco si mescolano abilmente con melodie più lente e malinconiche; da ricordare anche il dolce brano che sentiamo durante la scena d’amore (molto casta) fra Luc Merenda e Delia Boccardo.

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