Archivio film Cinema News Registi — 18 aprile 2016

Certi film di genere non sono come appaiono. Regola da non dimenticare, che vale soprattutto per i film che sembrano realizzati come meri prodotti commerciali. Deadpool di Tim Miller, Hardcore di Ilya Naishuller e Criminal di Ariel Vromen , attualmente in sala, tendono a configurarsi come tre esperimenti per rivitalizzare le coordinate dell’action movie. Il supereroe scafato e guascone di Deadpool con un rovesciamento di fonte geniale, si trova nei panni e nella situazione della classica età aurea dell’eroismo hollywoodiano alla Douglas Fairbanks jr. beninteso e oltre (Zorro e le sue avventure rocambolesche per esempio). Hardcore invece prende spunto dai videoclip The Stampede e Bad Motherfucker, del gruppo musicale Biting Elbows , di cui il regista Naishuller, è il leader, ottimizzando e iperbolizzando la soggettiva. Criminal è invece un saggio sulla memoria, qua riformattata di un terribile criminale convertito all’umanesimo per una missione suicida. Il glamour però cede il posto ad una cascata di effetti digitali, a cui Hollywood obbliga i registi ad essa asserviti, in cui l’azione è talmente pirotecnica e iperrealistica, da mettere in seria difficoltà la nostra percezione nell’era dell’occhio tecnologico, dove i sogni di successo, sono forse gli stessi del web e non basta fare quello oggi che acquisisce per caso poteri sovrumani, per farsi accettar pienamente dalla società. Questi lungometraggi obbediscono in realtà alle logiche del mondo digitale. Sono tre esempi di post-cinema, cioè di un patrimonio audiovisivo, dove la lingua madre di un campo semantico viene rielaborata. Non nell’era della globalizzazione. Gli autori mettono in scena ancora puro cinema teorico nell’action movie, celandosi dietro il sorriso di chi tenta di farti credere che Deadpool, Criminal e Hardcore sono solo puro entertainment! Giocano sulla dualità fra azione pirotecnica e videogame, carne e pixel, estetizzando testi e contesti, fino alla loro abolizione nella recitazione fumettistica degli interpreti.

Tutte visioni digitali come recita un recente saggio di Simone Arcagni sul post-cinema.

In particolare Hardcore epitomizza forme che stanno a lato del cinema, come i video virali, i webdoc, le webseries, i remix, i mash up, le app, le gif, il video-mapping, gli schermi degli eventi dal vivo dei contesti urbani. I tre registi diventano così dei game designers, che tentano di formulare nuovi linguaggi nell’immaginario audiovisivo contemporaneo.

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