Cinema News — 02 settembre 2013

Fino a che punto Hushpuppy, una bambina di sei anni, può sopravvivere a una condizione familiare difficile (“posso contare le volte che mi hanno preso in braccio”) fatta dell’assenza materna e di un padre alcolista e ad una natura ostile nelle paludi della Louisiana in una zona detta Grande Vasca per le frequenti inondazioni?

E’ il tema portante di Beasts of the Southern Wild (tradotto da noi con Il re della terra selvaggia), diretto da un esordiente nel lungometraggio che ha fatto incetta di premi.

Attraverso il personaggio di Hushpuppy (la magnifica Quvenzhané Wallis candidata all’Oscar), Zeitlin racconta lo stato delle cose di una disgregazione familiare, ribaltando il clichè dei legami di sangue da terzo mondo, grazie alla passione dei suoi attori, alle fantasie infantili e ad una regia che mescola il realismo catastrofico al fiabesco. Il padre non risparmia nessuna crudeltà affettiva, presenza genitoriale ingombrante ed eccessiva,ma dai flussi di pensieri di Hushpuppy, si passa al dramma psicologico camuffato da film apocalittico, quando lui viene ricoverato in ospedale in gravi condizioni, dopo essere scampato con la figlia ad un uragano. La natura e le sue intemperanze si trasferiscono nelle menti di chi la abita, come quando la mamma in un flashback uccide un coccodrillo, suscitando l’ammirazione del marito. Ordine e disordine si fronteggiano, sempre come padre e figlia, prima del romanzo di formazione onirico che conduce Hushpuppy insieme ad altri bambini in un bordello, dove incontra una donna che potrebbe essere la madre, in una fase di transizione che la mette in contrasto o in dipendenza con chi le sta attorno,per affetto, per curiosità, per solidarietà. Diretto con mano ferma, il film alterna momenti di alta tensione e spettacolarità ad altri di toccante e intima riflessione, affidandosi all’intensità dei due protagonisti. Il ritmo narrativo è un tantino soporifero ma a guardare bene tutto questo apparato è messo in atto per farci intravedere una liberazione dalla sofferenza, secondo una pratica di area compostezza. Pagando anche il tributo al sacrificio paterno, quando il livello dell’acqua calerà nella Grande Vasca

Voto: 8,5

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