Cinema News — 23 marzo 2014

Titolo originale: For Those in Peril
Regia: Paul Wright
Sceneggiatura: Paul Wright
Cast: George MacKay, Kate Dickie, Nicola Burley, Michael Smiley
Fotografia: Benjamin Kracun
Montaggio: Michael Aaglund
Musiche: Erik Enocksson
Produzione: Warp X, Bfi, Film4, Creative Scotland
Distribuzione: Tide
Nazionalità: Regno Unito
Anno: 2013
Durata: 92 minuti

Un ragazzo scampato a una sciagura in mare è costretto ad affrontare sia la perdita dolorosa del fratello, morto nello stesso incidente, sia l’oppressivo senso di colpa (è l’unico superstite tra sei ragazzi) al quale la piccola comunità dove abita fa da crudele cassa di risonanza. Siamo in un piccolo villaggio sulla costa orientale della Scozia, in un paese che vive di pesca, e Aaron (George Mackay) può condividere il suo dolore solo con la madre Cathy (Kate Dickie) e la fidanzata del fratello (interpretata da Nicola Burley). L’affetto e la vicinanza delle due donne non è però sufficiente a placare i martellanti pensieri sull’accaduto.

Il superstite (For Those in Peril) è un viaggio, a tratti visionario, tra i ricordi e la sofferenza che turbano il protagonista. Le immagini e i suoni sono un mezzo per esplorare la mente della sua figura centrale. L’uso di diversi formati voluto da Paul Wright, il regista, è originale e ben costruito: i vai e vieni tra un supporto e l’altro che colpiscono l’occhio di continuo – quando si passa dai filmati di repertorio della notizia della sciagura alle immagini di una Super 8 in cui Aaron e il fratello Michael sono bambini, ai video di loro adulti con la ragazza di Michael – coincidono con il calvario delle ossessioni di Aaron. Il puzzle visivo è supportato dal lavoro sul suono, per esempio nell’importanza data al respiro, o al rumore delle mare. Un po’ come avviene nel cinema di Malick, per intenderci e per citare un sicuro modello ispiratore.

Presentato alla Semaine de la Critique di Cannes del 2013, Il superstite è una bella prima prova. Il giovane regista scozzese, che ha impiegato due anni tra la scrittura del film e la realizzazione, è cresciuto anch’egli in riva all’oceano e sa bene come il mare possa far parte della quotidianità, tant’è che lo rende quasi un personaggio della storia. Un personaggio “inesorabile, da non sfidare mai”, come dicono i pescatori.

Nella filastrocca che si racconta ai bambini del villaggio si parla di un mostro che ingoia pesci e fanciulli, e il mare, come quel mostro, si prende le vite di cinque giovani del borgo. Dopo il racconto frammentario dell’incidente, il film cambia rotta quando si capisce che il “superstite”, incapace di accettare la dura realtà non comprendendone la causa (non ricorda nulla di quanto successo in mare) e rifiutandone l’effetto (il fratello non c’è più), si convince col passare dei giorni che gli altri possano essere ancora vivi da qualche parte. Sperando in un finale come quello della filastrocca, come per Pinocchio e, meglio ancora, come Giona che venne vomitato dalla balena dopo tre giorni, Aaron passa le sue giornate a controllare la spiaggia in attesa del ritorno del fratello e dei compagni. Uscire dal loop di pensieri angoscianti e carichi di sensi di colpa – esasperati anche da una comunità che non lo protegge ma, al contrario, lo emargina e gli punta il dito contro – è cosa molto difficile. La scena del tuffo in piscina con la fidanzata di Michael evidenzia l’impossibilità di nascondersi agli occhi e al giudizio degli altri. Nella disperazione ci si attacca, cosa nota, alla superstizione, alle mitologie, alle leggende che non si lasciano imprigionare entro i limiti del reale, sfidando l’immortalità.

Il finale del tutto imprevedibile e sorprendente – definirlo fantasy non sarebbe fuori luogo – redime Aaron agli occhi di tutti: una balena insanguinata viene trovata sulla spiaggia. Il mostro esiste veramente, il giovane l’ha cercato, affrontato e ha fatto giustizia (sacrificandosi? lo si vede allontanare in mare, su una zattera in cerca dei ragazzi o, quanto meno, di vendetta, e poi non se ne sa più nulla). Un finale di forte impatto emotivo che riscatta il superstite e la filastrocca  (e il racconto, e leggenda) con esso.

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