Archivio film Biopic Cinema News — 05 Luglio 2019

Titolo originale: Il Traditore

REGIA: Marco Bellocchio

ATTORI: Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Cândido, Fabrizio Ferracane, Luigi Lo Cascio, Fausto Russo Alesi

SCENEGGIATURA: Marco Bellocchio, Valia Santella, Ludovica Rampoldi, Francesco Piccolo

FOTOGRAFIA: Vladan Radovic

MONTAGGIO: Francesca Calvelli

MUSICHE: Nicola Piovani

PRODUZIONE: IBC Movie, Kavac Film, Rai Cinema

DISTRIBUZIONE: 01 Distribution

PAESE: Italia

ANNO: 2019

DURATA: 148 min.

Ci sono uomini che vengono ricordati per gli ideali che hanno saputo ispirare. Ci sono uomini il cui esempio della propria condotta ha tutto il sapore dell’eroicità in quanto è stato pagato con la propria vita. Ci sono, poi, uomini, che non hanno né l’una né l’altra delle caratteristiche suddette ma hanno comunque indirizzato il corso degli eventi in modo tale da non poter essere dimenticati. E’ questo il caso di Tommaso Buscetta, mafioso di spicco nella Palermo degli anni ’80, che con le testimonianze rilasciate al giudice Falcone rese nota, agli inquirenti e alle forze dell’ordine, la struttura di quella organizzazione segreta che si andava trasformando sotto i suoi occhi e nella quale non si riconosceva più e, dopo le uccisioni di Falcone e Borsellino, iniziò a snocciolare anche tutti i legami tra la mafia e lo Stato.

Lontano dal glorificare la figura di un uomo che è stato e rimase un fuorilegge fino alla fine dei suoi giorni, il film di Bellocchio ne evidenzia, tuttavia, l‘aspetto che affascinò persino un uomo del calibro di Giovanni Falcone: l’apparente imperturbabilità, la lealtà verso un mondo cui era appartenuto e che non sarebbe mai più tornato, il rispetto di princìpi in base ai quali donne e bambini dovevano essere sempre tenuti fuori dai regolamenti di conti. Un uomo, insomma, che nonostante la natura criminale, era rimasto –per dirla con le parole dello stesso Falcone- un “uomo d’onore”.

A 19 anni dalla sua morte, avvenuta nel proprio letto così come aveva desiderato, Tommaso Buscetta, interpretato da Pierfrancesco Favino, è raccontato al grande pubblico con dovizia di particolari ma senza eccessivo uso di quel voyerismo che si compiace di scene truci; è, semmai, perennemente in bilico tra certezza e dubbio rispetto alle verità rivelate. Il film scorre velocemente, senza annoiare, per tutte le due ore e mezzo della sua durata grazie a riprese che utilizzano materiali d’archivio -quasi tutti televisivi-, a una ricostruzione accurata e alla bravura degli interpreti sui quali spiccano un camaleontico Favino (la cui espressività facciale e la postura restituiscono una somiglianza davvero impressionante con “il boss dei due mondi”, nonostante una cadenza dialettale non sempre fedele all’originale siciliano) e un magistrale Lo Cascio (Totuccio Contorno) la cui facilità a passare dall’interpretazione di una vittima della mafia -quale fu Peppino Impastato- a quella di un carnefice come Contorno lo rendono uno degli attori più versatili e convincenti del panorama italiano.  

Bravo Bellocchio per avere raccontato, senza romanzarla, una storia che è quella di un uomo e di una organizzazione criminale ma anche quella di una intera società: la nostra.

Una “cosa nostra”, appunto.

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