Cinema News — 08 ottobre 2012

TITOLO: The Essential Killing

ANNO: 2010

DURATA: 83 minuti

GENERE: Drammatico

REGIA: Jerzy Skolimowski

CAST: Vincent Gallo, Emmanuelle Seigner, Zach Cohen

TRAMA: Un talebano, catturato dalle forze americane in una valle del Nord dell’Afganistan, viene trasportato in un paese europeo senza nome. Il prigioniero fugge e trova rifugio tra i boschi gelati: un mondo totalmente diverso rispetto ai deserti della sua terra d’origine, dalle condizioni estreme. Finirà per uccidere tutti coloro che trova sulla sua strada.

RECENSIONE: Sensazionale The Essential Killing, che ha valso il premio nel 2010 a Venezia al suo interprete Vincent Gallo. Un film prezioso, ardimentoso e ruspante, capace di coniugare lo spettacolo all’americana e il senso di solitudine del soldato talebano Vincent Gallo . Questi fugge nella tundra per difendersi dagli inseguitori american. Così ci resta il compito di decrittarne gli aspetti. La voglia di libertà raccontata dall’autore polacco è una luogo sorto sulle fondamenta dell’aridità sentimentale, del cinismo, della brutalità istituzionale e della corruzione, dove passione e freddezza si confondono in una sinergia perversa. Del resto quando il protagonista molla baracca e burattini e si trasferisce nella natura primordiale della tundra, compiendo delitti efferati e un tentativo di stupro ai danni del corpo femminile in virtù di un complesso edipico, non possiamo solo vedere un eroismo fine a stesso. Domina soprattutto un senso della solitudine eroica, che incarna un conflitto con un contesto socio-politico in cui non ci si riesce ad inserirsi se non con il cinismo e la natura ferina. Per muoversi nella mappa del film che ha una progressione orizzontale ci sono due quindi due indizi: la passione e l’azione. La passione permea il personaggio e il racconto, soffoca tutti gli altri umori, facendo sì che il buio delle esistenze sia squarciato dal sentimento. Seguendo il crescendo di passione abbiamo qui incontrato paesaggi innevati dove l’azione si scene madri come quella della radura, dove il protagonista si immerge in un branco di cani randagi, per rivendicare il suo status di homo homini lupus.

Il regista è attento a non perdere di vista due peculiarità: l’una tecnico-formale, l’altra poetica-contenutistica. Jerzy Skolimowski difende dunque il ruolo del decoupage classico, senza rinunciare ai flashback frammentari focalizzati dal protagonista .

Il film è dunque un unico film che ha interiorizzato tutto il bisogno di libertà dell’uomo contemporaneo , sviluppandolo fino al parossismo e il regista polacco non spinge mai la scrittura oltre il trattamento, che si struttura come una trama elementare di episodi correlati e scanditi da una cronologia serratissima. Senza dimenticare la fissità dei personaggi, l’assenza di dialoghi, la centralità degli esterni nel racconto filmico: Skolimowski non inventa i personaggi: il suo ruolo consiste nell’aprirsi alla realtà europea e captarne culturalmente la plurivocità di significati. Rifiuta di piegare la realtà al romanzesco per immergersi nel connubio pace/guerra.

Come si vede il progetto del regista è quello di attaccare il sistema militare che ospita Gallo, artefice di una prova attoriale sovrumana, dove il dolore individuale è sia esteriorizzato che interiorizzato, capace di un contraccolpo per la superiore preparazione di un anti-eroe che riceve trattamenti ingiusti dal contesto economico e culturale, dove opera.

FRASE: “Se vedete un prigioniero ferito non avvicinatevi senza copertura”

GIUDIZIO COMPLESSIVO: 9

Fabio Zanello

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