Archivio film Attori Cinema News — 30 Agosto 2016

Intervista a Daniele Parisi, protagonista della commedia Orecchie, che sarà presentata in anteprima alla 73a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

Orecchie è il tuo esordio cinematografico dopo una serie di importanti esperienze in ambito teatrale (ricordiamo, tra le varie collaborazioni, quella con Romeo Castellucci – Societas Raffaello Sanzio). Ma precedentemente hai lavorato anche per la televisione. Come è stato il passaggio da un contesto all’altro?

E’ sempre interessante per un attore cambiare modalità espressiva a seconda della necessità. Il teatro si avvale del “segno” e dunque molto lavoro sulla scena parte dalla necessità di costruire un linguaggio in grado di creare una verità scenica e mai quotidiana. Questo perché il teatro è un luogo altro, diverso dalla vita reale. E’ un luogo all’interno del quale avviene un rito. Da teatrante quale sono, quando invece mi sono trovato a dover agire da attore davanti alla telecamera, mi sono reso conto che bisognava ricalibrare tutto. Bisognava lavorare sul piccolo e l’adesione al reale doveva essere inequivocabile. La cosa, ammetto, mi ha divertito parecchio.

 

Il personaggio che interpreti nel film è fortemente radicato nel presente italiano, certamente rappresentativo di uno stato di cose molto diffuso, di un modo di pensare e di sentirsi inevitabile in una situazione – quella attuale – sotto certi aspetti davvero avvilente. Senti di avere una qualche sintonia o affinità con questo personaggio?

Credo di essere assolutamente in sintonia con quanto afferma il personaggio, e cioè che la realtà delle cose ci appare inevitabilmente assurda, come d’altronde è l’esistenza stessa. Non condivido però con lui l’estrema fiducia che egli ripone nei confronti del pensiero razionale. E’ questa extrema ratio, infatti, che inevitabilmente sembra aver consolidato le sue certezze circa la sua visione delle cose, a metterlo profondamente in crisi e a rendergli la vita impossibile. Non è la visione del mondo quanto l’approccio dialettico ad essere differente fra me e il personaggio. Questo non toglie il fatto che il mondo sia impazzito, assurdo e dunque invivibile.

 

Alla tua prima esperienza cinematografica puoi già vantare la collaborazione con attori noti e apprezzati e la presentazione del film al Festival di Venezia. Come è stato il lavoro sul set assieme la resto del cast, e in rapporto alla direzione di Aronadio?

Ho avuto il privilegio di lavorare con attori che sono di gran lunga più esperti di me. Io vengo dal teatro e sono uscito dall’Accademia meno di 10 anni fa, loro possono vantare esperienze trentennali. Sono dei mostri sacri, c’è poco da dire e da loro non potevo che imparare, rubare con gli occhi. Con Aronadio abbiamo lavorato sul testo prima di girare e quel periodo di prove è stato fondamentale per mettere a fuoco le dinamiche del testo e per creare quel clima di serenità ideale per lavorare bene. Ci siamo divertiti tantissimo.

 

Sei anche regista dei tuoi progetti teatrali, oltre che attore. Puoi dirci qualcosa in più su questo aspetto del tuo lavoro?

Dal 2011 sto portando avanti una personale ricerca teatrale costruendo spettacoli come “Abbasso Daniele Parisi” (2011); “Ab hoc et ab hac” (2013); “Inviloop” (2015); che si fondano principalmente sulla scrittura di scena. Qualcuno li ha definiti degli one-man-psyco show. In realtà è tutto molto scientifico e strutturato. Sono spettacoli che fondano l’assurdo con il grottesco, la perfomance scenica e vocale con il teatro comico. E’ la tragedia che va a braccetto con la parodia. Una cosa fondamentale è l’utilizzo di una loop station, attraverso il quale dal vivo compongo con la mia voce una vera e propria drammaturgia musicale con cui dialogo sulla scena.

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