Attori Cinema News Registi — 29 agosto 2016

Intervista ad Alessandro Aronadio, regista della commedia Orecchie, che sarà presentata in anteprima alla 73a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

Prima della specializzazione alla Los Angeles Film School nel 2002, hai conseguito una laurea in psicologia con una tesi sul cinema di David Cronenberg. Puoi dirci qualcosa di più sul periodo della tua formazione, su come nasce la tua passione per il cinema?

Nasce da spettatore, fin da ragazzino, e cresce nella Palermo della fine degli anni Novanta, un periodo di grande rinascita culturale per la mia città, e che non a caso è stato il vivaio per tutta una generazione di attori, sceneggiatori e registi palermitani che adesso rappresentano una realtà nazionale e internazionale. Poi, dopo la laurea, ho vinto una borsa di studio Fulbright e sono andato a studiare a Los Angeles.

Nel 2010 sei tornato sull’argomento trattato nella tua tesi di laurea pubblicando il libro Lo strano caso del dr. David e di mr. Cronenberg – saggio sul Doppio nel cinema. Da un lato la regia, dunque, e dall’altro l’analisi critica: due aspetti del tuo lavoro tra i quali esiste un’osmosi, una contiguità?

Non sono mai stato un critico, ho solo avuto la possibilità e il piacere di poter studiare e scrivere di cose che mi interessavano. Ancora adesso, se mi propongono di scrivere un articolo su un film, accetto solo se m’è piaciuto particolarmente. Infatti dico sempre che le mie non sono critiche, sono lettere d’amore! L’ultima che ho fatto era su La vie d’Adèle, un paio di anni fa.

Orecchie è una commedia decisamente attuale per gli argomenti che tira in ballo, un film che fotografa bene certi aspetti negativi del presente italiano. Come nasce l’idea del film e come si sviluppa la costruzione del protagonista, giustamente spaesato e insoddisfatto nel contesto che lo circonda?

Non avevo in mente una condizione italiana, ma un universale senso di disagio e fastidio nel rapporto col mondo che ci circonda. Il film nasce da un’idea che ho scritto insieme ad Astutillo Smeriglia, geniale autore di diversi cortometraggi e della webseries animata “Preti”. La sceneggiatura poi l’ho scritta da solo, mentre per la costruzione del protagonista è stato estremamente utile il lavoro che abbiamo fatto in preparazione con Daniele Parisi.

Ci sono dei registi ai quali ti senti particolarmente affine per approccio stilistico, o per pura empatia, e che in qualche modo influenzano il tuo lavoro?

Tanti, e per motivi completamente diversi. Ad esempio per me Orecchie è un mix di Buster Keaton, Louis CK, Kaurismaki, i Simpson, Noah Baumbach, Ricky Gervais, Jacques Tati, Woody Allen, e… Daffy Duck!

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